Libano: Israele subirà le conseguenze di eventuali attacchi

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 14:48 in Israele Libano

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, ha affermato che qualsiasi eventuale attacco da parte di Israele verrà affrontato in un quadro di legittima difesa e sarà la controparte a subirne le conseguenze.

Tale affermazione è giunta nel corso di un incontro di Aoun con il coordinatore speciale dell’Onu per il Libano, Ján Kubiš, tenutosi venerdì 6 settembre a Baabda, città a 9 km a Sud-Est di Beirut.  In particolare, per il presidente libanese, gli attacchi da parte israeliana, che hanno riacceso le tensioni a partire dal 25 agosto scorso, rappresentano una violazione della risoluzione Onu 1701 e delle regole di ingaggio previste. Con tale accordo, del 2006, l’Onu chiedeva, tra i diversi punti, una piena cessazione delle ostilità e l’immediata interruzione di tutti gli attacchi da parte degli Hezbollah e di tutte le operazioni militari offensive di Israele.

Il 6 settembre, inoltre, il primo ministro libanese, Saad Hariri, ha ricevuto una telefonata dal presidente francese Emmanuel Macron, durante il quale quest’ultimo ha espresso la propria soddisfazione per i progressi in corso nella cornice dei progetti di investimento in ambito infrastrutturale. Allo stesso tempo, Parigi ha ribadito il proprio impegno nel sostenere la stabilità e la sicurezza del Libano, con l’obiettivo di rafforzare lo Stato e le istituzioni libanesi e ha evidenziato la necessità di diffondere la tregua al confine meridionale.

Dal canto suo, Hariri ha ringraziato Macron per gli sforzi profusi, volti a contenere l’escalation delle ultime settimane ed ha espresso la gratitudine del Libano per il ruolo francese leader nell’estensione delle forze della missione UNIFIL in Libano. Inoltre, il premier ha ribadito la piena adempienza di Beirut alla risoluzione 1701. Le due parti si sono dette pronte ad accelerare l’attuazione delle riforme e dei progetti previsti, oltre che delle misure per preservare la stabilità. Punti che verranno ridiscussi in un incontro previsto per il 20 settembre prossimo.

L’escalation di tensioni tra il Libano e Israele ha avuto inizio domenica 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Tra gli eventi più recenti, Il 1° settembre, l’esercito israeliano ha reso noto di aver risposto, aprendo il fuoco sul confine libanese meridionale, ad alcuni missili anticarro provenienti dall’area, lanciati da Hezbollah contro una sua base e alcuni veicoli militari. Hezbollah ha confermato che i propri militanti hanno distrutto un veicolo militare israeliano, uccidendo o ferendo le persone che erano all’interno dell’abitacolo. Questo si trovava nell’insediamento di Avivim, vicino al confine meridionale del Libano. Inoltre, il 28 agosto, l’esercito libanese aveva sparato contro 3 droni israeliani, provenienti dai territori palestinesi occupati, mentre sorvolavano i cieli del Sud del Libano. In tale occasione non era stato causato alcun danno.

Per un diplomatico ed ex ambasciatore degli Stati Uniti d’America nello Stato di Israele, Daniel Shapiro, lo scambio di attacchi tra Israele e Libano dimostra il successo della politica di deterrenza di Israele ed è probabile che ciò possa portare ad un conflitto su vasta scala, rimandato da tempo ma inevitabile. Inoltre, sin dalla fine della guerra in Libano nel 2006, gli israeliani, esperti strateghi, avevano predetto ulteriori violenze sul confine libanese-israeliano.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati. 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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