La Germania fa appello ad una “soluzione pacifica” per Hong Kong

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 10:36 in Cina Germania Hong Kong

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha riferito, venerdì 6 agosto, di aver discusso di Hong Kong con il premier cinese, Li Keqiang, e ha sottolineato l’importanza di trovare una soluzione pacifica per la città.

Il primo ministro cinese, da parte sua, parlando a una conferenza stampa congiunta a Pechino, ha affermato che la Cina ha voluto evitare disordini nell’ex colonia britannica, che è stata scossa da numerose proteste negli ultimi mesi. Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha aggiunto che le misure annunciate dal governo per risolvere la crisi politica, tra cui il ritiro di una legge che avrebbe permesso l’estradizione in Cina, rappresentano un primo passo. Tuttavia, i leader della città semi-autonoma non si aspettano di risolvere immediatamente la crisi, secondo quanto riferito da Carrie Lam il 6 settembre. 

Tale notizia arriva il giorno dopo che l’agenzia di stampa Reuters aveva riferito alcune dichiarazioni del capo dell’esecutivo, durante una riunione a porte chiuse, avvenuta la scorsa settimana. La governatrice avrebbe ammesso di causato “un imperdonabile disastro” innescando la crisi politica che stava mettendo sottosopra la città e avrebbe poi dichiarato che si sarebbe dimessa se avesse avuto scelta. In tale contesto, la governatrice della città, Carrie Lam, è stata accusata di essere un burattino di Pechino. Joshua Wong, uno dei leader delle proteste, ha indetto una manifestazione di massa, da organizzare prima del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, che si terrà a partire dal 1° ottobre. 

In questa situazione, i leader delle proteste di Hong Kong si stanno preparando per ulteriori manifestazioni questo fine settimana. Le proteste minacciano di interrompere i collegamenti della città, tra cui l’aeroporto. Più di 1.100 persone sono state arrestate a causa dei disordini, che sono iniziati il 31 marzo e si sono protratti fino ad oggi. Il China Daily, quotidiano ufficiale della Cina continentale, ha dichiarato che il ritiro del disegno di legge è stato un ramo di ulivo e che adesso i manifestanti non hanno più alcuna scusa per continuare con le violenze. 

Tuttavia, nell’attuale situazione, il ritiro della legge per l’estradizione potrebbe non essere sufficiente. Gli attivisti pro-democrazia hanno 4 richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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