Incontro USA- Yemen: Washington promuove la pace

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 10:26 in USA e Canada Yemen

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Il presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, ha incontrato l’Assistente Segretario di Stato statunitense per gli affari del Vicino Oriente, David Schenker, giovedì 5 settembre. Il meeting, svoltosi nella capitale saudita Riad, ha preso in esame gli ultimi sviluppi dell’arena yemenita.

In particolare, Hadi ha messo in guardia dall’ingerenza dell’Iran sia nel proprio Paese sia nell’intera regione, sottolineando come questo interferisca con la sicurezza della navigazione e la destabilizzazione dello Stretto di Hormuz e di Bab Al-Mandeb. Tuttavia, il presiedente yemenita ha altresì evidenziato lo stretto legame tra Yemen e Stati Uniti, soprattutto nella lotta al terrorismo, il contrasto alla minaccia iraniana, la messa in sicurezza della navigazione nel Golfo e il conflitto contro i ribelli sciiti Houthi.

A detta di Hadi, ci si è rivolti verso tali questioni attraverso l’iniziativa del Golfo statunitense, che mira a creare una missione navale nella regione, e alcune risoluzioni Onu, tra cui la numero 2216, che prevede l’embargo sulle forniture d’armi alle milizie Houti e ordina ai ribelli sciiti di cessare le ostilità e ritirarsi dalle zone conquistate. Hadi ha poi aggiunto che il proprio Paese perseguirà sempre la pace e adotterà tutti i mezzi necessari per realizzarla ed adempiere alle proprie responsabilità nei confronti dello Yemen e degli yemeniti.

Dal canto suo, Schenker ha rinnovato il sostegno degli Stati Uniti verso lo Yemen, per preservarne l’unità e la legittimità rappresentata dal presidente Hadi, oltre che per contrastare l’estremismo. È stata poi elogiata la cooperazione ed i risultati positivi raggiunti dai due Paesi nella lotta al terrorismo. Inoltre l’Assistente Segretario ha dichiarato che Washington ha avviato dei colloqui con i ribelli Houthi, con l’obiettivo di trovare una soluzione che possa essere accettata da entrambe le parti coinvolte nel conflitto e porre fine alla guerra. In particolare, anche l’inviato speciale dell’Onu per lo Yemen, Martin Griffiths, e l’Arabia Saudita sono coinvolti.

Sebbene Schenker sia il primo funzionario dell’attuale amministrazione statunitense ad avviare colloqui con gli Houthi in Yemen, non è la prima volta che gli USA agiscono in tal modo. Sotto l’amministrazione dell’ex presidente, Barack Obama, i funzionari statunitensi hanno parlato con i ribelli nel giugno 2015 per convincerli a partecipare ai colloqui di pace a Ginevra, tenutisi sotto l’egida della Nazioni Unite.

Tuttavia, un membro dell’ufficio politico del gruppo di ribelli sciiti, Muhammad Ali al-Bukhaiti, ha negato di aver avviato trattative con la Casa Bianca. Per un altro funzionario Houthi, Hamid Assem, se gli Stati Uniti affermano di aver avviato colloqui con gli Houthi significa che i ribelli sono dalla parte della ragione e ciò rappresenta una grande vittoria. “Guardiamo con sospetto agli inviti degli Stati Uniti e dubitiamo della loro serietà e delle loro motivazioni” ha affermato Assem, sottolineando che Washington rappresenta un partner fondamentale nelle operazioni di aggressione e ha la responsabilità delle conseguenze morali e politiche.

L’iniziativa statunitense giunge che gli Houthi hanno recentemente intensificato i propri attacchi aerei contro l’Arabia Saudita. A tal proposito, la coalizione a guida saudita ha annunciato, giovedì 5 settembre, di aver intercettato e abbattuto un drone di provenienza Houthi, diretto verso oggetti e soggetti civili dell’area di Khamis Mushait, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Il giorno precedente, un missile balistico era stato sparato verso Najran, nel Sud del Regno.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Di fronte ad una crescente tensione iniziata da mesi, il 20 luglio scorso, la coalizione ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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