Immigrazione, Grecia: salvati 13 migranti, Germania pronta ad aiutare

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 15:50 in Germania Grecia Immigrazione

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La guardia costiera ellenica ha tratto in salvo, nelle prime ore della mattina di venerdì 6 settembre, 13 migranti nei pressi della cittadina di Kokkari, nell’area nordorientale dell’isola di Samo, nel Mar Egeo.

Nel corso delle operazioni di salvataggio, l’autorità marittima ha dichiarato di aver altresì rinvenuto il corpo senza vita di un donna di 65 anni, la quale non era sopravvissuta al viaggio dalla Turchia verso l’Europa.

Poco dopo aver tratto in salvo i superstiti, la Guardia costiera ha reso noto di aver avviato le operazioni di ricerca del trafficante, sospettato di nascondersi nell’area circostante il luogo di ritrovamento dei migranti.

Solo poche ore prima, nella vicina isola di Lesbo, numerosi richiedenti asilo sono stati coinvolti in scontri violenti nel Centro di accoglienza di Moria, il più grande di Europa, in stato di sovraffollamento e caratterizzato dal decrescente livello di sicurezza.

Secondo quanto riportato da ANSAmed, circa 100 giovani migranti avevano iniziato, nel pomeriggio di giovedì 5 settembre, a lanciare pietre e oggetti contro il personale e gli ufficiali in servizio presso il centro di accoglienza. Il gesto di protesta derivava dalle accuse rivolte contro le autorità, ritenute colpevoli di non consentire l’uscita dei migranti dal centro di accoglienza di Moria. Al fine di placare le proteste, erano intervenute le unità di polizia antisommossa, le quali avevano lanciato gas lacrimogeni contro i migranti.

L’instabilità del centro di accoglienza di Moria era già stata denunciata il 29 agosto, in occasione dell’arrivo di massa di circa 650 migranti, quando il portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Boris Cheshirkov, aveva reso noto che il centro di accoglienza di Moria ospitava in quel momento circa 10.000 migranti, ovvero circa il quadruplo della sua capienza. Tale situazione, aveva reso noto il portavoce ONU, “è causa di preoccupazione”, soprattutto alla luce di quanto accaduto la settimana precedente, quando nel corso di un contrasto tra connazionali, un migrante minorenne aveva perso la vita a causa di una coltellata. L’ultimo scontro nel centro di accoglienza era avvenuto il 4 settembre, quando era scoppiata una rissa in seguito alla protesta di un minore non accompagnato in soggiorno temporaneo presso il centro di accoglienza.

Per fronteggiare tale situazione, il governo atenese ha deciso di procedere con il dislocamento dei migranti, i quali sono stati trasferiti da Lesbo ai centri di accoglienza situati nell’entroterra. Principalmente, il trasferimento ha riguardato il centro di accoglienza di Nea Kavala, nel Nord della Grecia, dove sono stati inviati circa 1.000 dei 1.400 migranti che il governo ellenico ha deciso di dislocare. Tuttavia, nel frattempo, alcuni attivisti hanno innalzato le proprie preoccupazioni in merito al possibile sovraffollamento del campo di Nea Kavala che, stando a quanto riportato dai media locali, sebbene sia stato costruito con una capienza di circa 800 persone, attualmente ospita oltre 1.000 migranti.

Il recente aumento di migranti in Grecia ha più volte portato il governo di Atene a richiedere l’aiuto dei Paesi europei, ai quali è stata chiesta una equa ridistribuzione dei migranti che sbarcano presso le coste elleniche. Il primo Paese ad aver risposto all’appello della Grecia è stato la Germania, il cui governo ha dichiarato, venerdì 6 settembre, di “osservare con attenzione” le cifre riguardanti i migranti che sbarcano presso le isole dell’Egeo.

Per tale ragione, la portavoce del governo di Berlino, Martina Fietz, ha reso noto che “il picco di arrivi via mare deve essere affrontato seriamente”, nonostante i migranti giunti ques’anno siano in ogni caso inferiori rispetto all’ondata del 2015 e del 2016, quando la Germania aveva accolto la percentuale più ampia dei migranti che erano sbarcati presso le coste d’Europa.

In linea con quanto fatto negli scorsi anni, ha dichiarato Fietz, anche quest’anno la Germania “è disponibile a fornire assistenza alla Grecia, sia attraverso l’Unione Europea, sia bilateralmente”.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dall’1 gennaio al 4 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 66.794, di cui 53.916 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 28 agosto 2019, sono giunti 33.117 migranti in Grecia, 19.342 in Spagna, 5.193 a Cipro, 5.624 in Italia e 2.245 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 25.6%.   

In particolare, per quanto concerne la Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 4 settembre 2019, nel Paese sono arrivati via mare complessivamente 28.701 migranti. Paragonando i dati allo stesso periodo dello scorso anno, in Grecia sono arrivati via mare 8.777 migranti in più. Per quanto concerne gli arrivi via terra, nello stesso lasso di tempo sono arrivati in Grecia 4.416 migranti. Stando all’ultima rilevazione effettuata nel mese di maggio 2019 dalle autorità di Atene, i migranti che giungono in Grecia sono principalmente provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria, dai territori palestinesi, dall’Iraq e dalla Repubblica Democratica del Congo.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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