Colombia: un comune su tre a rischio violenza armata

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 9:22 in America Latina Colombia

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Minacce, coercizione di elettori e, nel peggiore dei casi, omicidi selettivi o attacchi indiscriminati contro rappresentanti politici e sedi di candidature. La pre-campagna elettorale per le elezioni amministrative che si terranno in Colombia il 27 ottobre ha innescato tensioni soprattutto nei territori rurali e, secondo un rapporto dell’Ufficio del Difensore civico, 402 comuni sono esposti a rischi di vario genere. Cioè, il 36% del totale. In quasi 80 località, il pericolo è estremo.

Giorni dopo l’omicidio di Karina García, candidata al Partito Liberale a Suárez, un comune del dipartimento di Cauca che è stata assassinata a colpi di arma da fuoco con sua madre e altre quattro persone della sua squadra, l’ente pubblico ha pubblicato uno studio che avverte del clima di tensione che accompagna queste elezioni nelle zone colpite da bande armate. L’aspetto positivo, quasi tre anni dopo la firma degli accordi tra lo Stato e la ex-guerriglia delle FARC, è che questa volta non esiste un “ordine nazionale di destabilizzazione” come accaduto in passato. Principalmente perché non esiste un’organizzazione con la capacità di agire su tutto il territorio nazionale.

Tuttavia, “la presenza di gruppi armati illegali […] costituisce una minaccia a tale esercizio democratico” – afferma il Difensore civico, Carlos Alfonso Negret, in riferimento al voto. “Le massicce violazioni dei diritti umani e le violazioni del diritto internazionale umanitario che si materializzano nei territori sono un indicatore della possibilità che i cittadini possano limitare la loro capacità di eleggere ed essere eletti”. Oltre ai casi di violenza esplicita contro candidati o leader delle comunità locali, Negret sottolinea questioni di preoccupazione come le garanzie del diritto alla partecipazione; la situazione degli ex combattenti delle FARC, dall’inizio della smobilitazione sono stati commessi almeno 149 omicidi; e il “clima di polarizzazione politica seguito al referendum del 2 ottobre 2016”, quando i colombiani bocciarono il primo accordo di pace tra lo stato e le FARC.

I gruppi responsabili di questa minaccia sono molto diversi, sebbene tutti abbiano interesse a prendere il controllo delle colture illegali di coca e dei corridoi del traffico di droga: dall’Esercito di liberazione nazionale (ELN), l’ultima organizzazione ribelle ancora attiva in Colombia, diverse cellule dissidenti delle FARC, i paramilitari dei Gruppi gaitanisti di autodifesa ai cartelli della droga. I rischi durante il periodo elettorale sono correlati, secondo l’Ufficio del Difensore civico, a “logiche regionali, subregionali e locali di confronto armato, controllo sociale e territoriale, nonché scenari di alto conflitto sociale”.

Queste bande e mafie locali sono mobilitate con maggiore intensità prima delle elezioni perché intendono “intervenire e riescono a infiltrarsi nelle amministrazioni pubbliche attraverso strategie diverse, tutte impregnate della particolare forma di azione dettata dalla logica dello scontro armato o del conflitto sociale nel territorio”.

I più esposti al pericolo sono i candidati e i membri dei partiti politici; ex combattenti e membri del partito FARC, nato dalla ex-guerriglia; leader sociali e difensori dei diritti umani; rappresentanti delle comunità indigene e dei gruppi etnici che partecipano alle elezioni; funzionari pubblici, in particolare quelli responsabili del monitoraggio e del controllo del processo elettorale. Il comune più colpito è stato, per il momento, Arauca, capitale dell’omonimo dipartimento, che si trova in una zona di alto conflitto al confine con il Venezuela.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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