I cittadini algerini ancora in piazza: “Vogliamo la democrazia”

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 16:20 in Africa Algeria

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In Algeria il clima di protesta continua e i cittadini si stanno preparando nuovamente a scendere in piazza, per la 29esima settimana consecutiva.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i simboli e personalità politiche legati all’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, ed il rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Pertanto, le forze dell’ordine hanno intensificato il dispiegamento dei propri membri per impedire ad altri manifestanti di arrivare nella capitale. Si prevede che le manifestazioni del 6 settembre possano somigliare a quelle del primo venerdì di protesta, risalente al 22 febbraio scorso, dove erano numerosi i cittadini scesi per le strade.

Giovedì 5 settembre, gli attivisti hanno altresì lanciato una campagna sui social media per mobilitare e sollecitare gli algerini a partecipare alle manifestazioni del giorno successivo e ad aderire alle richieste centrali del movimento. In particolare, lo slogan del giorno è “Vogliamo la democrazia”. Le richieste principali del popolo algerino includono l’istituzione di un’autorità superiore indipendente, volta ad organizzare le elezioni, il continuo della campagna contro la corruzione, che coinvolga anche le mafie locali, la libertà di espressione dei media, le dimissioni delle personalità rimanenti dell’ex regime, tra cui il primo ministro Noureddine Bedoui, e l’indizione di elezioni libere ed eque che portino ad un presidente legittimo.

Negli ultimi tempi anche alcuni partiti politici si sono uniti al movimento di protesta. Tra questi, i partiti politici di opposizione, “Alternativa democratica”, il partito dei lavoratori ed il fronte delle forze socialiste, i cui membri sono stati invitati a partecipare attivamente anche il 6 settembre.

Non da ultimo, numerosi attivisti politici, civili e intellettuali algerini hanno firmato un documento in cui vengono esposte idee in materia politica, tra cui un invito a rivedere il sistema regionale, a considerare l’idea di adottare un sistema federale e di porre fine al governo centrale, esistente dall’indipendenza del 1962, gettando le basi per la costruzione di un nuovo e moderno Stato democratico. “Ci uniremo agli Stati moderni” è stato scritto, in quanto la scelta di un sistema unificato regionale, a detta degli attivisti, aiuterà, l’Algeria a rimettersi in pari con i Paesi moderni.

Inoltre, il documento propone la stesura di un’altra costituzione che sancisca la piena cittadinanza per tutti gli algerini. “Nessun algerino dovrebbe sentirsi estraneo nel suo Paese. Ogni minoranza, che sia politica, culturale, linguistica, religiosa o di altro tipo, deve godere dei diritti della maggioranza stessa”.

L’Algeria è caratterizzata da mesi da tale atmosfera di mobilitazione politica e protesta. Dopo le prime 6 settimane di proteste, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio scorso, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Tale gruppo per il dialogo e la mediazione è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date.

Lo scorso 7 agosto, si era tenuto il primo incontro della commissione per il dialogo e la mediazione con alcuni rappresentanti del movimento popolare. Durante tale evento è stata sottolineata la necessità di organizzare elezioni presidenziali nel breve tempo, senza la necessità di una fase di transizione, che si è rivelata inefficace durante gli anni ’90. Inoltre, tali elezioni dovrebbero altresì vedere la presenza di un’entità indipendente con mansioni organizzative e di monitoraggio.

Le manifestazioni del 6 settembre giungono dopo che l’esercito ha chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali, per indirle entro la fine del mese di dicembre prossimo. Inoltre, le forze armate hanno proposto di formare una commissione elettorale per il 15 settembre e ciò rappresenta il motivo delle ultime proteste, in quanto i movimenti di mobilitazione popolare e di opposizione considerano tale eventuale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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