Brexit: l’iter legislativo prosegue, l’opposizione vuole “far cadere Johnson e la Brexit”

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 17:24 in Europa UK

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La Camera dei Lord ha approvato, giovedì 5 settembre, la proposta di legge dei deputati della Camera dei Comuni, facendo proseguire, senza ostacoli, l’iter legislativo contrastato dal premier, Boris Johnson.

A questo punto, la proposta di legge che impedirebbe l’uscita dall’UE senza un accordo potrà tornare alla Camera dei Comuni, dove in seguito a una nuova votazione, programmata per lunedì 9 settembre, verrà inviata alla Regina per essere trasformata in legge.

Da parte sua, per la prima volta, Johnson, ha rivelato, venerdì 6 settembre, che “potrebbe ignorare” la proposta di legge dell’opposizione, la quale imporrebbe al premier di “scrivere all’UE per chiedere una proroga insensata della Brexit”. Al fine di evitare ciò, Johnson ha reso noto che “userà i suoi poteri persuasori” pur di uscire dall’incontro con l’UE del 17 ottobre con un nuovo accordo, rispettando la proposta di legge, ma vanificando le speranze di una proroga.

Secondo quanto previsto dal disegno di legge, il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

La Camera dei Comuni si era riunita, martedì 3 settembre, per la prima volta dopo la pausa estiva. Nel corso della seduta, i parlamentari inglesi avevano ascoltato il discorso del premier, il quale aveva aggiornato i deputati in merito agli ultimi sviluppi del processo di dialogo con Bruxelles, nel tentativo di evitare l’approvazione del disegno di legge promosso da Corbyn che impedirebbe l’uscita dall’Unione senza aver prima raggiunto un accordo con Bruxelles. Al termine della giornata, i parlamentari avevano votato a favore di una mozione contro il premier inglese, Boris Johnson, prendendo di fatto il controllo delle attività parlamentari.

Il giorno successivo, la Camera dei Comuni si è ritrovata a votare, approvandola, la proposta di legge dell’opposizione. In risposta all’esito della votazione, Johnson aveva presentato un’ulteriore mozione, stavolta finalizzata allo scioglimento delle Camere e all’ottenimento delle elezioni anticipate per il 15 ottobre, a solo due giorni di distanza dall’incontro con l’UE. Per essere approvata, la mozione aveva bisogno di riscuotere i 2 terzi dei voti dei deputati.  Con un risultato di 298 voti a favore, 56 contrari e 288 astenuti, il premier inglese era stato sconfitto per la seconda volta in una sola giornata. A Boris Johnson, tuttavia, era stata in seguito concessa una seconda opportunità, dal momento che i membri del Parlamento voteranno nuovamente sullo scioglimento delle Camere e sulle elezioni anticipate nell’arco della giornata di lunedì 9 settembre, giorno in cui verranno sospese le attività del Parlamento per circa un mese, prima del ritorno in aula per il discorso della Regina e la presentazione del programma di governo.

Nel frattempo, i partiti di opposizione hanno dichiarato di essersi allineati al fine di votare contro la mozione di Johnson. Nello specifico, nella mattina di venerdì 6 settembre, il leader del partito di opposizione, Jeremy Corbyn, ha reso noto di aver effettuato una serie di incontri con i principali leader delle forze di opposizione e tutti sono concordi nel contrastare il tentativo di Johnson di andare a elezioni. Secondo quanto dichiarato dalla leader del partito Plaid Cymru, Liz Saville Roberts, durante l’incontro con Corbyn l’opposizione ha concordato sul fatto di dover sfruttare “l’opportunità per far cadere il governo di Johnson e con lui la Brexit”. Ciò non vuol dire, però, che si andrà ad elezioni. Secondo Roberts, “le elezioni andrebbero a favore di Johnson, dal momento che gli consentirebbero di ignorare la legge che al momento è tornata in approvazione alla Camera dei Comuni”.

Da parte sua, invece, il premier in carica ha dichiarato di “non aver mai incontrato nella storia della democrazia un partito di opposizione che rifiuta di andare ad elezioni”. La scelta dei suoi rivali, motiva Johnson, deriva dalla loro “sfiducia negli elettori, dal momento che non credono che i cittadini votino per loro”.

Vista la situazione attuale, ha dichiarato Johnson, il suo nuovo piano prevede di “incontrare l’UE il 17 ottobre, tornare in Regno Unito con un accordo e uscire dal blocco comunitario entro il 31 ottobre”, prendendo di fatto atto del disegno di legge portato avanti dal Parlamento, ma senza deludere le aspettative dei suoi elettori.

Il Regno Unito si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, entro il 31 ottobre, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare l’uscita del Regno Unito. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. I legislatori inglesi hanno finora respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra l’esecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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