Tensioni tra Sudafrica e Nigeria: la crisi si diffonde a livello diplomatico

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 15:25 in Nigeria Sudafrica

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La Nigeria ha dichiarato, mercoledì 4 settembre, che non parteciperà al summit africano del World Economic Forum, organizzato a Città del Capo, in Sudafrica. Il gesto rappresenta una presa di posizione diplomatica contro i recenti scontri a carattere razzista che si stanno verificando nel Paese dell’Africa meridionale e che, per il momento, hanno portato alla morte di circa 5 stranieri, inclusi alcuni nigeriani. Il ritiro dal WEF del vicepresidente Yemi Osinbajo, secondo la stampa internazionale, potrebbe danneggiare le iniziative volte a potenziare il commercio interafricano e potrebbe altresì rischiare di creare divisioni interne all’organizzazione. Osinbajo avrebbe dovuto prendere parte oggi, giovedì 5 settembre, al panel sull’accesso energetico universale. L’obiettivo del Forum è quello di ridurre i conflitti in Africa e di sostenere lo sviluppo dell’economia. Leader del settore economico, politico e civile sono convenuti a Città del Capo per discutere strategie innovative di integrazione e cooperazione tra i Paesi africani. Oltre alla Nigeria, anche la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e il Malawi si sono ritirati dal Forum come segno di protesta nei confronti dei recenti scontri xenofobi in Sudafrica,

Per rispondere alla presa di posizione nigeriana e alle rappresaglie che si stanno verificando in diverse città della Nigeria contro cittadini e imprese sudafricane, il presidente di Pretoria ha ordinato la chiusura temporanea dell’ambasciata e quella dei negozi di compagnie sudafricane, come MTN e Shoprite, presenti ad Abuja e nel resto del Paese. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Lunga Ngqengelele, ha confermato che le missioni diplomatiche nelle città nigeriane di Lagos e Abuja sono chiuse da mercoledì. Il governo nigeriano, da parte sua, ha annunciato piani per evacuare tutti i suoi connazionali dal Sudafrica. Il Ministero degli Esteri di Abuja ha affermato che Air Peace, una compagnia aerea commerciale, si è offerta di inviare un aereo venerdì per evacuare tutti i cittadini disposti a tornare “gratuitamente” nel loro Paese.

Le violenze in Sudafrica contro i cittadini stranieri e le loro imprese vanno avanti ormai da circa una settimana. Non è ancora chiaro cosa abbia acceso le proteste, rivolte soprattutto contro le attività gestite da migranti africani di altri Paesi, ma la disoccupazione in Sudafrica è a livelli elevati e molti percepiscono una grave frustrazione a causa delle ridotte opportunità economiche. Sembra quindi che le aggressioni abbiano carattere xenofobo, anche se la polizia sudafricana ha più volte sottolineato che si tratterebbe di semplici criminali che nascono le loro azioni violente e ingiustificate dietro motivi di carattere xenofobo. “Sono soltanto criminali che tentano di rubare e guadagnare vantaggi da questa situazione di instabilità”, ha dichiarato il portavoce della polizia, Lungelo Dlamini, specificando che la vera ragione degli attacchi non è ancora del tutto chiara alle forze dell’ordine. In Sudafrica, la polizia ha compiuto finora circa 300 arresti.

Il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha condannato le violenze che si stanno spargendo nel Paese e le ha definite “inaccettabili”. In un video postato sul suo personale account Twitter, Ramaphosa ha sottolineato l’importanza di riportare al più presto la pace e la sicurezza nel Paese. “Condanno nei termini più assoluti tutti gli atti di violenza ingiustificata che si stanno diffondendo in diverse province del nostro Paese. Oggi convocherò i ministri del gruppo di sicurezza per assicurarmi che questi episodi vengano tenuti sott’occhio e siano subito arrestati”, ha affermato il presidente sulla sua pagina social. “Nessun sudafricano può essere in alcun modo giustificato nell’attaccare persone provenienti da altri Paesi”, ha aggiunto. In primo luogo, le forze di sicurezza saranno impegnate a riportare l’ordine nelle province di Kwa Zulu Natal e Guateng, dove si trovano Pretoria e Johannesburg.

Mercoledì 4 settembre, alcuni manifestanti nigeriani sono scesi in strada, nella città di Lagos, per protestare contro le aggressioni commesse nei confronti dei propri “fratelli e sorelle in Sudafrica”. I nigeriani hanno preso d’assalto il supermercato della compagnia Shoprite, principale rivenditore sudafricano di generi alimentari, lanciando pietre contro la proprietà e gli edifici vicini. I vertici di Shoprite e di MTN, operatore di telecomunicazioni sudafricano, hanno fatto sapere che chiuderanno temporaneamente, fino a nuovo avviso, tutti i negozi e i centri di assistenza presenti in Nigeria. “La sicurezza e la protezione dei nostri clienti, del nostro personale e dei nostri partner è la preoccupazione principale”, ha dichiarato MTN Nigeria in una nota. “MTN condanna qualsiasi atto di violenza, pregiudizio e xenofobia”, ha aggiunto. La Nigeria è il più grande mercato di MTN, con 58 milioni di utenti nel 2018, e rappresenta un terzo del profitto del gruppo sudafricano.

Il Sudafrica è una destinazione particolarmente ambita per i migranti economici che arrivano da diverse parti del continente. Molti si muovono soprattutto dal Lesotho, dal Mozambico e dallo Zimbabwe in cerca di lavoro e condizioni di vita migliori. Le proteste di Johannesburg sono iniziate domenica 1 settembre quando un vecchio palazzo nel distretto centrale della città è stato dato alle fiamme ed è crollato, provocando la morte di almeno 3 persone. La rivolta si è poi estesa nei sobborghi orientali ed è arrivata fino alla capitale amministrativa del Paese, Pretoria. Qui i giornalisti hanno riportato diversi incendi contro i negozi di Marabastad, il distretto degli affari popolato da numerosi migranti economici. La scorsa settimana Pretoria è stata interessata anche da diversi scontri tra manifestanti e polizia, dopo che molti negozi erano stati dati alle fiamme e saccheggiati. Negli ultimi anni, gli attacchi contro compagnie di proprietà straniera sono aumentati insieme al vertiginoso incremento della disoccupazione, attualmente al 29%. Nel 2008, circa 60 persone erano state uccise in seguito ad aggressioni di tipo xenofobo e nel 2015, le proteste si erano ripetute con altre 7 persone rimaste vittime.

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Chiara Gentili

di Redazione

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