Israele non è in grado di affrontare una guerra con Hezbollah

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 11:57 in Israele Libano

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Tre scienziati che lavoravano per l’industria israeliana Rafael, specializzata nello sviluppo di sistemi di armi e tecnologia militare, hanno affermato che Israele non sarà in grado di sopportare le conseguenze di una guerra imminente con Hezbollah.

La dichiarazione è stata pubblicata giovedì 5 settembre dal quotidiano israeliano Maariv. Secondo tali scienziati, anche un solo missile lanciato dalla Siria o dal Libano spingerebbe mezzo milione di coloni israeliani a fuggire dal Nord del Paese, soprattutto nel caso di attacchi contro i complessi industriali petrolchimici dell’area. Alla popolazione in fuga, si aggiungerebbe un gran numero di morti e feriti.

Inoltre, a detta dei tre scienziati israeliani, che hanno lavorato nel settore missilistico della compagnia Rafael, i sistemi di difesa aerea israeliani, anche i più sofisticati, non sono in grado di neutralizzare l’impatto dei missili che potrebbero essere lanciati in uno scontro con Hezbollah. I risultati dell’attentato sarebbero “disastrosi”, in quanto, nonostante l’esistenza dei sistemi di difesa aerea quali “Cupola di ferro” e “Fionda di Davide”, questi non saranno capaci di intercettare tutti i missili, il che aumenta il rischio di impiegare missili in una eventuale guerra. Tuttavia, dal canto loro, i funzionari israeliani stanno cercando di rassicurare la popolazione israeliana, lodando le prestazioni dei sistemi di difesa aerea.

L’interesse e le dichiarazioni dei tre scienziati giungono di fronte ad uno scenario sempre più teso che coinvolge Israele ed Hezbollah. Non da ultimo, è del 3 settembre la notizia relativa al ritrovamento di un sito adibito alla fabbricazione di missili di precisione guidati, appartenente al gruppo sciita libanese.

L’escalation tra le due parti ha avuto inizio domenica 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate da Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Tra gli eventi più recenti, il 1° settembre, l’esercito israeliano ha reso noto di aver risposto, aprendo il fuoco sul confine libanese meridionale, ad alcuni missili anticarro provenienti dall’area, lanciati da Hezbollah contro una sua base e alcuni veicoli militari. Hezbollah, dal canto suo, ha confermato che i propri militanti hanno distrutto un veicolo militare israeliano, uccidendo o ferendo le persone che erano all’interno dell’abitacolo. Questo si trovava nell’insediamento di Avivim, vicino al confine meridionale del Libano. Inoltre, il 28 agosto, l’esercito libanese aveva sparato contro 3 droni israeliani, provenienti dai territori palestinesi occupati, mentre sorvolavano i cieli del Sud del Libano. In tale occasione non era stato causato alcun danno.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, considerano un gruppo terroristico. Hezbollah rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

Per quanto riguarda Israele, lo scorso 28 luglio, è stato annunciato che lo scudo anti-missili balistici israeliano Arrow-3, sostenuto da Washington, ha superato con successo una serie di test di intercettazione in Alaska. Si tratta di un sistema di difesa missilistico avanzato, di manifattura statunitense, in grado di intercettare razzi a lungo raggio fuori dall’atmosfera terrestre. Inoltre, a marzo 2018, gli Stati Uniti hanno aumentato il budget destinato ai programmi di difesa missilistica israeliani di 148 milioni di dollari, per sostenere lo sviluppo di Iron Dome e Arrow-3, portando la cifra totale degli aiuti militari destinati al Paese mediorientale a 705 milioni di dollari.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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