Iran: al via la terza fase di ritiro dall’accordo

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 9:04 in Iran Medio Oriente

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, in un discorso televisivo del 4 settembre, ha annunciato l’avvio della terza fase del ritiro dall’accordo sul nucleare del 2015.

In particolare, il presidente ha affermato di aver ordinato la revoca di qualsiasi restrizione alla ricerca e allo sviluppo sul nucleare. Tale richiesta è stata rivolta all’Organizzazione iraniana per l’energia nucleare, chiedendole di adottare tutte le misure necessarie in termini di ricerca e sviluppo e di venir meno agli adempimenti stabiliti in precedenza. In tal modo, Teheran ha dato il via alla terza fase di restrizione dei propri impegni verso l’accordo del 2015, e ciò prevede altresì lo sviluppo di centrifughe per arricchire l’uranio. “Adotteremo tutti i provvedimenti necessari per proteggere i diritti e gli interessi della nazione iraniana” ha dichiarato Rouhani, specificando che la terza mossa verrà effettuata a partire da venerdì 6 settembre.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Tra le clausole, ridurre per 15 anni la quantità delle centrifughe per l’arricchimento di uranio, oltre al limite di 300 kg per le riserve di uranio arricchito e la riconfigurazione di reattori come quello di Arak per la produzione di acqua pesante, affinchè non produca armi a base di plutonio.

L’8 maggio 2018, il presidente degli USA, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare ed ha imposto nuovamente sanzioni contro Teheran. Tale mossa ha avuto come conseguenza un inasprimento delle tensioni trai due Paesi, anche a causa degli eventuali danni all’economia iraniana. L’Unione Europea, dal canto suo, ha più volte sollecitato l’Iran ad astenersi da iniziative che potrebbero minare l’accordo del 2015 ed ha accolto con favore qualsiasi sforzo diplomatico volto a trovare una via d’uscita dalla crisi con Teheran e a ridurre la tensione nello stretto di Hormuz.

Non da ultimo, il 2 settembre scorso, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia ha offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi vorrebbe contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere.

Il 4 settembre, Trump ha, invece, affermato che l’Iran è stato “ucciso” economicamente e cerca di risolvere i suoi problemi, rivelando altresì che Teheran vuole negoziare e raggiungere un accordo. Per il capo della Casa Bianca, l’Iran ha vissuto l’anno peggiore negli ultimi 50 anni. Tuttavia, le proprie sanzioni contro il Paese non saranno revocate. Circa la possibilità di incontrare Rouhani durante i prossimi incontri dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite, Trump ha affermato: “Tutto è possibile”.

Inizialmente, l’Iran si era detto ottimista nel raggiungere un accordo con l’Europa, in grado di preservare l’economia del Paese. A tal proposito, il portavoce del governo iraniano, Ali Rabie, aveva dichiarato che vi era stato un avvicinamento tra Teheran e Parigi, volto a far convergere gli obblighi sia da parte europea sia iraniana.  Tuttavia, nonostante i tentativi di Parigi, Hassan Rouhani aveva già affermato, martedì 3 settembre, che nei giorni successivi l’Iran avrebbe potuto comunque ridurre i propri impegni verso l’accordo sul nucleare.

Il 5 agosto scorso, il portavoce dell’Agenzia Iraniana per l’Energia Atomica, Behrouz Kamalvandi, aveva dichiarato che l’Iran aveva già ridotto in parte i propri adempimenti, mantenendo 130 tonnellate di acqua pesante e più di 300 kg di uranio arricchito. La prima fase di riduzione degli adempimenti ha visto il blocco dell’esportazione di acqua pesante e l’aumento della propria scorta di uranio arricchito a 300 kg. In un secondo momento, nello specifico il 7 gennaio 2019, l’Iran ha portato a termine una seconda fase della restrizione dei propri obblighi, innalzando l’arricchimento dell’uranio al 4.5 %, superando la soglia del 3.67 % stabilita precedentemente.

Secondo il direttore del gruppo di crisi iraniano, Ali Vaez, l’iniziativa francese era l’ultima ancora di salvataggio per un recupero. Tuttavia, avrebbe avuto successo se all’Iran sarebbe stata concessa una maggiore esportazione di petrolio, consentendo la ripresa economica e una nuova apertura a negoziati.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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