Indonesia: governo sblocca internet in alcune aree della Papua Occidentale

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 11:45 in Asia Indonesia

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L’Indonesia ha parzialmente eliminato il blocco di Internet imposto a seguito delle manifestazioni in Papua occidentale. Tuttavia, le aree in cui sono scoppiate le proteste più violente rimangono isolate, secondo un comunicato del governo. 

Mercoledì 4 settembre, il Ministero delle Comunicazioni ha dichiarato di aver ripristinato l’accesso a Internet nella maggior parte della Papua Occidentale, ad eccezione di alcuni luoghi, dove avrebbe continuato a monitorare la situazione nei prossimi giorni. La decisione è stata presa perché la situazione relativa alle sicurezza in quelle aree si era “normalizzata” mentre “la diffusione di informazioni ingannevoli, bugie, espressioni di odio, provocazioni relative ai papuani, aveva iniziato a declinare”, si legge nella nota del Ministero. Il governo ha, tuttavia, mantenuto il blocco di Internet in luoghi in cui i manifestanti hanno dato alle fiamme edifici, come nella città di Jayapura, la capitale della provincia di Papua, e Manokwari, la capitale della provincia della Papua Occidentale. L’isolamento è continuato anche in diverse città rurali, tra cui Deiyai, dove alcuni civili sono stati uccisi durante uno scontro tra forze di sicurezza e manifestanti. Autorità e attivisti hanno fornito diversi resoconti dell’accaduto, ma il blocco di Internet ha reso difficile la verifica delle informazioni.

In tale contesto, le autorità indonesiane hanno accusato Benny Wenda, il presidente del Movimento di Liberazione Unito per la Papua Occidentale, di aver orchestrato i disordini nella regione. Il portavoce della polizia, Dedi Prasetyo, ha riferito ai media che tutti i canali diplomatici necessari sarebbero stati usati perchè Wenda venga assicurato alla giustizia. Un portavoce del ministero degli Esteri indonesiano ha rifiutato di commentare tale affermazione. Le proteste in Indonesia sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. 

I manifestanti chiedono che si voti un referendum per l’indipendenza della regione. Tuttavia, tale prospettiva è stata esclusa dal ministro della sicurezza, giovedì 29 agosto. La sera dello stesso giorno, il presidente indonesiano, Joko Widodo, ha chiesto a tutti di mantenere la calma, aggiungendo che aveva ordinato “una reazione ferma contro azioni anarchiche e razziste”. Per calmare le piazze, Widodo ha promesso nuovi investimenti al fine di garantire lo sviluppo economico della provincia di Papua. La provincia di Papua si trova nella regione indonesiana della Nuova Guinea Occidentale, insieme alla Papua Occidentale. Sebbene le due province si estendano sull’isola principale dello Stato della Papua Nuova Guinea, l’Indonesia considera il loro territorio come parte dello Stato nazionale.

La Papua era una colonia olandese fino al 1962, quando Giacarta prese il controllo del territorio, consolidando il proprio governo tramite un controverso referendum. Secondo l’Indonesia, la Papua Occidentale è indonesiana, in quanto faceva parte delle Indie orientali olandesi che costituiscono la base dei confini moderni del Paese. Tuttavia, l’etnia locale, che dopo decenni di migrazioni rappresenta ora la metà della popolazione, rivendica la propria autonomia. Per anni, gli indigeni papuani hanno minacciato una rivolta armata. La Nuova Guinea Occidentale è anche la regione più povera del Paese, dove sono anche frequenti le accuse di violazione dei diritti umani ai danni della popolazione locale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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