L’esecutivo di Hong Kong spera nella fine delle proteste

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 8:58 in Cina Hong Kong

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Carrie Lam, capo dell’esecutivo di Hong Kong, ha dichiarato che spera che il ritiro del disegno di legge per l’estradizione, che aveva innescato 3 mesi di proteste di massa, ponga fine alla crisi politica della città. 

La Lam ha annunciato tale decisione con un messaggio televisivo pre-registrato, mandato in onda la sera del 4 agosto. Parlando con i media in pubblico, per la prima volta dopo aver condiviso il ritiro della norma, ha specificato che l’intero disegno di legge sarà ritirato formalmente durante la prossima sessione del Consiglio legislativo della città, che è prevista per il mese di ottobre. “Non ci sarà alcun dibattito e nessun voto”, ha sottolineato. Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English, la Lam ha evitato le domande sul perché ci fosse voluto così tanto tempo per prendere tale decisione, di fronte alla crescente violenza. Tuttavia, la governatrice ci ha tenuto a sottolineare che il suo governo continua ad avere il pieno sostegno della Cina. 

Carrie Lam ha poi riconosciuto le profonde divisioni tra il popolo di Hong Kong e ha affermato che il suo governo è impegnato a trovare modi per affrontare il malcontento. “Dopo più mesi di disordini sociali è ovvio per molti di noi che il malcontento nella società si estende ben oltre questa legge”, ha dichiarato ai giornalisti. “Riguarda le questioni politiche, economiche e sociali, tra cui lo spesso citato problema delle abitazioni e dei terreni, la redistribuzione del reddito, la giustizia sociale, la mobilità sociale e le opportunità per i nostri giovani, nonché il modo in cui il pubblico può essere pienamente coinvolto nel processo decisionale del governo”, ha aggiunto Carrie Lam.

Più di 1.100 persone sono state arrestate a causa dei disordini, che sono iniziati il 31 marzo e si sono protratti fino ad oggi. Il China Daily, quotidiano ufficiale della Cina continentale, ha dichiarato che il ritiro del disegno di legge è stato un ramo di ulivo e che adesso i manifestanti non hanno più alcuna scusa per continuare con le violenze. Tuttavia, nell’attuale situazione, il ritiro della legge per l’estradizione potrebbe non essere sufficiente. Gli attivisti pro-democrazia hanno 4 richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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