Egitto: uccisi 6 terroristi nel deserto occidentale

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 17:28 in Africa Egitto

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Le Oasi di Bahariya, situate nel deserto occidentale dell’Egitto, a 420 km di distanza dal Cairo, sono state interessate, giovedì 5 settembre, da un’operazione anti-terrorismo che ha portato alla morte di 6 terroristi.

Questi sono stati uccisi nel corso di uno scontro a fuoco con le forze della polizia egiziana. Secondo quanto affermato dal Ministero dell’Interno, l’operazione è stata condotta dopo aver ricevuto diverse informazioni dall’Intelligence sulla presenza di un gruppo di terroristi nelle Oasi di Bahariya, che stava pianificando un attentato. In particolare, i militanti jihadisti si stavano dirigendo verso altre aree verso l’interno del deserto, lontano dal monitoraggio della polizia.

Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione all’alba del 5 settembre. Mentre queste si avvicinavano, i terroristi hanno iniziato a sparare e, di conseguenza, la polizia è stata costretta a difendersi aprendo il fuoco. Al momento, sono ancora in corso indagini sull’accaduto e non è stata rivelata l’identità dei 6 terroristi. Le vittime sono state trovate in possesso di fucili e proiettili.

Secondo quanto dichiarato dal Ministero, l’operazione rientra nel quadro dei continui sforzi profusi dal Paese per far fronte alle organizzazioni terroristiche, che mirano a minare la sicurezza e la stabilità dell’Egitto. Anche in passato, vi sono stati diversi episodi che hanno portato all’identificazione ed uccisione di gruppi legati allo Stato Islamico, in particolare nella regione del Sinai del Nord, nell’Est dell’Egitto.

A tal proposito, uno degli ultimi episodi risale al 20 agosto scorso, quando le forze di sicurezza ad El-Arish, nel Sinai del Nord, hanno ucciso 11 jihadisti, i quali erano membri di una organizzazione terroristica locale affiliata all’ISIS. Ancor prima, il 12 agosto, l’organizzazione terroristica Wilayat Sinai, anch’essa affiliata allo Stato Islamico, ha attaccato forze militari dell’esercito egiziano, causando morti e feriti.

Tale gruppo di matrice jihadista trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

Per quanto riguarda il deserto occidentale egiziano, sin dal 2018, questo è emerso come una nuova frontiera nella lotta globale contro il terrorismo. In particolare, tali aree desolate vengono utilizzate da gruppi di militanti legati allo Stato Islamico e ad Al-Qaeda sia come rifugio sia come punto di passaggio per il contrabbando di combattenti, armi e merci illecite dalla Libia. Inoltre, la presenza di grotte e colline rende più facile attaccare e nascondersi e, non da ultimo, la capitale è vicina, permettendo di eseguire attentati in molti luoghi vicini.

I ranghi degli insorti comprendono, in parte, combattenti che tornano dalla Siria e dall’Iraq, dove il califfato dello Stato Islamico è stato pressoché smantellato. Inoltre, un nuovo gruppo collegato ad Al-Qaeda è emerso anche nel deserto, annunciando la sua presenza con un attacco, ad ottobre 2017, che ha ucciso almeno 16 forze di sicurezza. Si tratta di Ansar al-Islam, un concorrente dello Stato Islamico.

Mentre ci sono stati sporadici attacchi nel deserto occidentale sin dal 2014, è nel 2018 che funzionari di sicurezza e analisti hanno affermato che la minaccia estremista islamista si sarebbe intensificata in quest’area, espandendosi oltre la penisola del Sinai settentrionale. Tuttavia, le operazioni delle milizie terroristiche nel deserto occidentale sono state in gran parte oscurate dalla violenza proveniente dal Sinai del Nord.

Quest’ultimo, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Tuttavia, sebbene l’esercito egiziano non sia riuscito a frenare l’ondata di attacchi che hanno colpito sia le forze militari sia la polizia egiziana, la sua presenza nella regione ha portato ad un maggiore controllo dell’area, con la conseguente riduzione del numero di attacchi. Le iniziative promosse dal governo egiziano hanno altresì permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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