Corea del Nord attacca le Nazioni Unite: organizzazione politicizzata, ridurre il personale internazionale

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 10:28 in Asia Corea del Nord

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La Corea del Nord ha chiesto alle Nazioni Unite di ridurre il numero di personale internazionale a Pyongyang, affermando che i programmi dell’organizzazione sono falliti “a causa della politicizzazione dell’assistenza ONU da parte di forze ostili”. 

La Corea del Nord vuole che il numero di membri dello staff internazionale sia ridotto da 6 ad un massimo di 1 o 2 per le Nazioni Unite, da 6 a 4 per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Anche il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) dovrebbe ridurre di 1 o 2 i suoi 13 dipendenti. “I programmi sostenuti dalle Nazioni Unite non sono riusciti a ottenere i risultati desiderati a causa della politicizzazione dell’assistenza fornita, da parte di forze ostili”, ha scritto Kim Chang Min, segretario generale del Comitato di Coordinamento Nazionale della Corea del Nord per le Nazioni Unite. Chang Min ha sottolineato tali problematiche in una lettera inviata al massimo funzionario delle Nazioni Unite nel Paese. La missiva è datata 21 agosto e la rappresentante del governo Nordcoreano ha fissato il termine ultimo per effettuare tali tagli a fine del 2019. 

Le Nazioni Unite stimano che 10,3 milioni di persone, quasi la metà della popolazione della Corea del Nord, hanno necessità di supporto. Circa il 41% dei Nordcoreani è già denutrito e Pyongyang ha dichiarato a febbraio di dover affrontare un’ulteriore carenza alimentare quest’anno. L’annuncio è arrivato a febbraio di quest’anno e il governo ha già dimezzato le razioni di cibo. Secondo i rappresentanti, la colpa di tale situazione è da ritrovarsi nella siccità, nelle inondazioni, ma è anche una conseguenza delle sanzioni internazionali imposte al Paese. Kim ha affermato che anche il numero di membri del personale internazionale nell’ambito del World Food Program dovrebbe essere ridotto “in base alla quantità di aiuto alimentare da fornire”. L’agenzia e la Corea del Nord devono quindi concordare un piano per il periodo 2019-2021.

Kim ha, tuttavia, aggiunto che i funzionari dell’ONU possono “venire in visita come e quando richiesto”. Le Nazioni Unite non hanno immediatamente risposto a una richiesta di commento. “Storicamente c’è stata una mancanza critica di competenza internazionale, supervisione e capacità di monitorare l’uso dell’assistenza fornita”, ha dichiarato un diplomatico delle Nazioni Unite, parlando in condizione di anonimato. “Siamo profondamente sorpresi da questa svolta degli eventi, in parte perché arriva in un momento di rinnovata necessità per il Paese e le Nazioni Unite hanno cercato di mobilitare il sostegno per aumentarne l’assistenza”, ha continuato il diplomatico.

Nel 2017, la Corea del Nord ha eseguito una serie di test missilistici nucleari che hanno fatto crescere la preoccupazione a livello internazionale. Il 4 e il 28 luglio 2017, Pyongyang aveva lanciato i suoi primi due missili balistici intercontinentali, il 3 settembre, aveva sperimentato una bomba all’idrogeno e, il 29 novembre, aveva dichiarato di aver miniaturizzato i suoi dispositivi militari, per renderli idonei a lanciare un missile nucleare contro gli Stati Uniti. Per tentare di fermare tale sviluppo, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti avevano più volte imposto una serie di sanzioni sempre più restrittive su Pyongyang, limitandone le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, fra i quali quello del petrolio, tentando così di convincere le autorità del Paese a sedersi al tavolo delle trattative. Kim Jong-un, nel suo discorso di fine anno del 2017, aveva comunicato il suo desiderio di vedere gli atleti nordcoreani prendere parte alle Olimpiadi Invernali di febbraio 2018 in Corea del Sud, dando il via, in questo modo, all’apertura del dialogo con Seoul e, più tardi, con gli Stati Uniti. 

In tale contesto, lo storico summit tra il leader nordcoreano, Kim Jong-un, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avvenuto il 12 giugno 2018 a Singapore, si era concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari. In occasione del secondo incontro tra i due vertici, avvenuto il 28 febbraio dell’anno successivo, i colloqui tra le due parti erano crollati inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni economiche. Trump e Kim, accompagnati dalle rispettive delegazioni avevano lasciato il loro sito di incontro nella capitale del Vietnam senza sedersi per un pranzo programmato o partecipare a una cerimonia di firma. Le sanzioni e il ritiro del personale nordcoreano sono stati visti come una battuta d’arresto nella distensione del clima regionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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