Afghanistan: attentato vicino all’ambasciata USA, talebani rivendicano

Pubblicato il 5 settembre 2019 alle 13:11 in Afghanistan Asia

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Almeno 10 persone sono rimaste uccise dopo che un’autobomba è esplosa nella zona di massima sicurezza della capitale dell’Afghanistan, che ospita l’ambasciata degli Stati Uniti e altre missioni diplomatiche. 

L’esplosione è avvenuta alle 10 del mattino, ora locale, a Shash Darak, un’area fortificata adiacente alla zona verde, dove sono situati numerosi edifici governativi e diplomatici, tra cui la Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS), il servizio di intelligence afgano. Il portavoce del Ministero degli Interni, Nasrat Rahimi, ha dichiarato che almeno 10 persone sono state uccise nell’attacco, che è stato immediatamente rivendicato dai  talebani. Farid Ahmad Karimi, direttore generale dell’ospedale Wazir Akbar Khan, vicino al luogo dell’esplosione, ha riferito che numerosi civili e personale di sicurezza sono tra i morti e i feriti. La polizia ha sigillato l’area a seguito dell’accaduto. Secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Jazeera English, un filmato di sorveglianza dell’area mostra un minivan grigio che salta in aria, subito dopo essere passato davanti a una fila di SUV bianchi, in attesa di svoltare a destra in un’altra strada.

La capitale è stata scossa da un’ondata di violenze, nonostante gli Stati Uniti e i talebani abbiano raggiunto un accordo “in linea di principio” che vedrebbe il Pentagono ritirare migliaia di truppe dall’Afghanistan, in cambio di alcune promesse relative al mantenimento della sicurezza da parte dei talebani. Tuttavia, i continui attentati suggeriscono che i militanti islamici non abbiano intenzione di collaborare con il governo afghano, che considerano un usurpatore e un burattino nelle mani delle potenze occidentali. Nonostante la situazione, il principale negoziatore americano per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha dichiarato le truppe statunitensi potrebbero lasciare 5 basi militari in Afghanistan entro 135 giorni dalla firma dell’accordo. Mercoledì 4 settembre, il governo afghano aveva espresso alcuni dubbi sulla possibile intesa, affermando che i funzionari hanno bisogno di maggiori informazioni sui rischi che questo comporterebbe. Al momento, ci sono circa 14.000 truppe statunitensi in Afghanistan, dispiegate in varie basi in tutto il Paese. Khalilzad dovrebbe incontrare i funzionari afgani e della NATO per spiegare il progetto di accordo, che dovrà, tuttavia, essere approvato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, prima che possa essere firmato.

Intanto, almeno 16 persone sono state uccise e più di 100 sono rimaste ferite a seguito di un altro attentato suicida con un’autobomba nel centro di Kabul, la notte del 2 settembre. Si era trattato del terzo attacco dei talebani in 3 giorni. L’esplosione è avvenuta in una zona residenziale nei pressi del Green Village, un grande complesso che organizzazioni internazionali e non governative. Il giorno precedente, i talebani avevano attaccato la città di Pul-e-Khumri, nella provincia settentrionale di Baghlan. Dopo l’assalto gli scontri, nella periferia della città, sono continuati per tutta la giornata. Anche questo episodio arrivava appena dopo un’altra offensiva talebana che aveva causato la morte di 25 persone tra civili e forze di sicurezza, la mattina del 31 agosto a Kunduz, nel Nord-Est del Paese. Anche in questo caso, i militanti islamici avevano lanciato l’attacco alle prime ore dell’alba, nel tentativo di conquistare la città, situata in posizione strategica. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità e un accordo tra talebani e Stati Uniti potrebbe garantire un miglioramento della situazione, nonostante le continue violenze. Questo, tuttavia, dovrebbe essere accompagnato dal ritiro delle truppe americane. Donald Trump aveva, però, dichiarato che l’esercito USA rimarrà in Afganistan, il 29 agosto. La decisione giunge, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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