Yemen: Hadi rifiuta il dialogo con il Consiglio di transizione meridionale

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 17:27 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo yemenita legittimo, riconosciuto a livello internazionale, si è detto riluttante al dialogo con il cosiddetto Consiglio di transizione meridionale, che rappresenta le forze secessioniste del Sud dello Yemen.

Il governo yemenita, presieduto da Rabbu Mansour Hadi, ha affermato che, per risolvere la crisi che sta interessando il Sud dello Yemen, desidera incontrare soltanto gli Emirati Arabi Uniti. A tal proposito, il vice- primo ministro e ministro dell’Interno yemenita, Ahmed Al-Mayssari, ha confermato tale affermazione, dichiarando che il proprio governo non si è seduto e non si siederà al tavolo delle negoziazioni con le forze secessioniste.

 “Se mai vi sarà un dialogo, questo sarà con gli Emirati e sarà supervisionato dall’Arabia Saudita”, sono state le parole del vice- premier. Questo perché Abu Dhabi rappresenta l’attore chiave nella questione, nonché l’origine dei contrasti, e il Consiglio di transizione costituisce, a detta di Al-Maisari, semplicemente un tramite. “Non vogliamo sederci con gli strumenti. Vogliamo sederci con i proprietari degli strumenti”.

Gli Emirati Arabi Uniti sono parte integrante della coalizione a guida saudita, attiva in Yemen per contrastare i ribelli sciiti Houthi. Tale alleanza è entrata in campo per sostenere il presidente Hadi il 26 marzo 2015 e, oltre a Riad ed Abu Dhabi, vede la presenza di Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Tuttavia, dal 7 agosto scorso, un nuovo fronte è stato aperto nel Sud del Paese. In particolare, violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi verso altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi sono le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Queste sono poi alleate con le forze della cintura di sicurezza, che vengono sostenute proprio dagli Emirati. In tale quadro, il 28 agosto, Abu Dhabi, ha condotto diversi attacchi aerei, causando la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese ed i secessionisti desiderano separarsi dal resto del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

Il governo yemenita centrale ha esortato il Consiglio di transizione meridionale e gli Emirati Arabi Uniti a farsi carico delle conseguenze del colpo di Stato di Aden, invitando Abu Dhabi a interrompere immediatamente il suo sostegno finanziario e militare alle forze secessioniste. Dal canto suo, il Consiglio ha espresso il proprio desiderio di raggiungere la tregua con il governo legittimo. In particolare, i separatisti si sono mostrati aperti a collaborare con l’Arabia Saudita, e hanno rinnovato il proprio impegno nel contrastare il progetto iraniano nella regione, rappresentato dalle milizie Houthi. Si prevede che Gedda, una città portuale saudita, potrebbe ospitare prossimamente i colloqui tra le due parti.

Stando agli ultimi aggiornamenti, le forze della cintura di sicurezza, coadiuvate dagli Emirati, continuano a condurre raid, irruzioni nelle abitazioni e arresti contro i propri avversari, ovvero le forze governative. Aden era stata inizialmente conquistata dall’esercito yemenita centrale, il 28 agosto, ma, successivamente, le forze separatiste sono riuscite a riguadagnare nuovamente terreno nell’area.

Per alcuni, il conflitto nel Sud non è ancora terminato. Lo scontro non solo ha danneggiato ulteriormente il Paese ma ha altresì messo a repentaglio gli sforzi della coalizione a guida saudita, in quanto Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita si sono schierati su due fronti opposti.

 

 

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.