L’Iraq prosegue nella lotta contro lo Stato Islamico

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 15:21 in Iraq Medio Oriente

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Il comando delle operazioni congiunte iracheno ha reso noto, la sera di martedì 3 settembre, che 9 membri dello Stato Islamico sono stati uccisi nella città di Mosul, situata nel governatorato di Ninive, nel Nord dell’Iraq.

Il portavoce del comando, il generale Yahya Rasul, ha dichiarato che l’operazione è stata condotta grazie ad una cellula dell’intelligence delle proprie forze, in collaborazione con il comando di Ninive. I 9 terroristi uccisi si nascondevano in un tunnel situato nell’area di Sahaji, nel Sud-Ovest di Mosul. È stato altresì riportato che velivoli della coalizione anti-ISIS, a guida statunitense, sono stati impiegati nell’offensiva. “Le nostre forze continuano a profondere sforzi per garantire sicurezza e stabilità” sono state le parole di Rasul.

Sulla stessa scia, anche a Bassora, città irachena meridionale, è stata avviata un’operazione di sicurezza, soprattutto nei bassifondi dell’area. Come affermato dal comandante di tali attività, Qassim Nazzal, alle forze di sicurezza è stato ordinato di condurre raid e incursioni anche nelle zone più affollate, in modo casuale.

Già il 15 agosto scorso, era stato affermato che i soldati statunitensi si stavano coordinando con il governo iracheno in una missione contro le postazioni terroristiche dell’ISIS, situate, in particolare, nei pressi dell’aeroporto di Qayyarah, nel Sud di Ninive. Tale campagna militare mirava ad eliminare le cellule dormienti dell’organizzazione terroristica e ad assicurarne la sconfitta in modo permanente.

Ancora prima, il 5 agosto, le zone di Diyala e Ninive erano state interessate da una vasta operazione militare contro lo Stato Islamico, con l’obiettivo di mettere in sicurezza le province nell’Iraq occidentale, al confine con la Siria.

L’ISIS, da parte sua, negli ultimi tempi, ha condotto una serie di offensive soprattutto nei governatorati di Diyala, Kirkuk e Saladdin, sia contro le forze dell’ordine, sia contro civili. In particolare, alla fine del mese di luglio scorso, per la prima volta dal 2017, membri dello Stato Islamico hanno provato ad attaccare il giacimento petrolifero di Salahdin, situato nel Nord dell’Iraq. Il 30 maggio scorso, una serie di esplosioni ha colpito il Governatorato iracheno di Kirkuk, situato a Nord del Paese, a circa 250 km dalla capitale Baghdad, provocando almeno 5 morti e 18 feriti.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014, con l’inizio di un’ampia offensiva in Siria e in Iraq. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017.

Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In tale data, dopo tre anni di battaglie, il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider Al-Abadi, aveva comunicato che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad. Diversi dati dimostrano che il califfato autoproclamato rimane ancora una minaccia per il Paese, e che sono diverse le cellule dormienti ancora presenti.

In tale quadro, gli Stati Uniti sono alla guida di una coalizione internazionale, istituita nel settembre 2014 con lo scopo di sconfiggere l’ISIS, soprattutto in Siria e in Iraq. La coalizione anti-ISIS conta circa 80 membri. Sin dal 2014, questa si è impegnata nella lotta allo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo altresì le proprie reti ed ostacolando le proprie mire espansionistiche. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione ha altresì l’obiettivo di minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e ristabilire la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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