Israele scopre una fabbrica di missili di Hezbollah

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 10:45 in Israele Libano

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L’esercito israeliano ha reso noto, martedì 3 settembre, di aver scoperto un sito adibito alla fabbricazione di missili di precisione guidati, appartenente ad Hezbollah.

Tale fabbrica è situata nel villaggio di Al-Nabi Sheeth, nella valle di Bekaa, nell’Est del Libano. Secondo quanto affermato da Israele, diverse attrezzature militari rilevanti sono state trasferite da queste strutture verso i siti civili di Beirut, dopo la recente escalation di tensioni alle frontiere. Tale mossa deriverebbe dalla paura del Libano dei bombardamenti. Israele ha altresì trasmesso foto sul sito scoperto ed ha affermato che questo è stato costruito, in cooperazione con l’Iran, diversi anni fa, con l’obiettivo principale di fabbricare armi.

Da un lato, Israele ha affermato che contrasterà ogni sforzo di Hezbollah per aggiornare il proprio arsenale missilistico, mentre, dall’altro lato, il gruppo libanese ha promesso di rispondere a qualsiasi minaccia israeliana contro il territorio libanese. Circa la fabbrica, Hezbollah ha negato la presenza siti per la produzione di missili di precisione in Libano, ma ha rivelato di possedere tale tipo di armi.

Le tensioni tra Israele e Beirut si sono accese nelle ultime settimane. Tra gli eventi più recenti, Il 1° settembre, l’esercito israeliano ha reso noto di aver risposto, aprendo il fuoco sul confine libanese meridionale, ad alcuni missili anticarro provenienti dall’area, lanciati da Hezbollah contro una sua base e alcuni veicoli militari. Hezbollah ha confermato che i propri militanti hanno distrutto un veicolo militare israeliano, uccidendo o ferendo le persone che erano all’interno dell’abitacolo. Questo si trovava nell’insediamento di Avivim, vicino al confine meridionale del Libano. Inoltre, il 28 agosto, l’esercito libanese aveva sparato contro 3 droni israeliani, provenienti dai territori palestinesi occupati, mentre sorvolavano i cieli del Sud del Libano. In tale occasione non era stato causato alcun danno.

Tale escalation ha avuto inizio domenica 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Per un diplomatico ed ex ambasciatore degli Stati Uniti d’America nello Stato di Israele, Daniel Shapiro, lo scambio di attacchi tra Israele e Libano dimostra il successo della politica di deterrenza di Israele ed è probabile che ciò possa portare ad un conflitto su vasta scala, rimandato da tempo ma inevitabile. Inoltre, sin dalla fine della guerra in Libano nel 2006, gli israeliani, esperti strateghi, avevano predetto ulteriori violenze sul confine libanese-israeliano.

Shapiro ha poi aggiunto che Israele si sta preparando seriamente per la prossima guerra. A tal proposito, sono già stati compiuti progressi significativi nelle capacità militari e operazioni di intelligence, volte ad individuare le posizioni di Hezbollah in tutto il Libano. Queste hanno portato alla scoperta e alla distruzione dei tunnel del nemico attraverso il confine, dando a Israele un vantaggio. In tale quadro, nel caso di un conflitto, Hezbollah verrebbe, però, incolpato per aver posto il Libano in una guerra devastante.

Il primo ministro libanese, Saad Hariri, dal canto suo, ha affermato che il Libano è impegnato a rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n.1701, che ha posto fine alla guerra tra Israele e Libano del 2006, e le cui “linee rosse” sono ancora vigenti. “Ciò che importa è continuare a rispettare la risoluzione e salvaguardare il Paese” sono state le sue parole”.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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