Indonesia: attivista per i diritti umani indagata per incitamento alle proteste

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 17:28 in Asia Indonesia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La polizia indonesiana ha dichiarato che Veronica Koman, avvocato e attivista per i diritti umani, è ricercata per presunto incitamento alla rivolta e diffusione di notizie false online, nel contesto delle proteste che stanno scuotendo la Nuova Guinea Occidentale. 

Luki Hermawan, capo della polizia regionale nella provincia di East Java, in Indonesia, ha dichiarato che la Koman è anche ricercata per aver violato la legge sulla criminalità informatica del Paese. Luki ha aggiunto che le accuse si basano sulle testimonianze di almeno 6 testimoni ed esperti, secondo quanto riferiscono fonti locali. Koman è stata accusata di utilizzare i social media per diffondere “fake news”, notizie false, tra gli indonesiani e all’estero. I post incriminati fanno riferimento alle proteste in atto nella Nuova Guinea Occidentale, dove la minoranza papuana sta portando avanti manifestazioni, anche violente, da 3 settimane. La polizia indonesiana ha dichiarato che, se necessario, avrebbe contattato l’Interpol per rintracciare la Koman, che potrebbe essere all’estero.

Le proteste in Indonesia sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. 

I manifestanti chiedono che si voti un referendum per l’indipendenza della regione. Tuttavia, tale prospettiva è stata esclusa dal ministro della sicurezza, giovedì 29 agosto. La sera dello stesso giorno, il presidente indonesiano, Joko Widodo, ha chiesto a tutti di mantenere la calma, aggiungendo che aveva ordinato “una reazione ferma contro azioni anarchiche e razziste”. Per calmare le piazze, Widodo ha promesso nuovi investimenti al fine di garantire lo sviluppo economico della provincia di Papua. In una dichiarazione, rilasciata mercoledì 4 settembre, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha dichiarato di essere “disturbata” dalla “violenza crescente” delle manifestazioni indonesiane. “Non dovrebbe esserci posto per tale violenza in un’Indonesia democratica e diversificata”, ha affermato la Bachelet in una nota. “Accolgo con favore gli appelli del presidente Widodo e di altre figure di alto livello contro il razzismo e la discriminazione”, ha aggiunto.

La provincia di Papua si trova nella regione indonesiana della Nuova Guinea Occidentale, insieme alla Papua Occidentale. Sebbene le due province si estendano sull’isola principale dello Stato della Papua Nuova Guinea, l’Indonesia considera il loro territorio come parte dello Stato nazionale. Papua era una colonia olandese fino al 1962, quando Giacarta prese il controllo del territorio, consolidando il proprio governo tramite un controverso referendum. Secondo l’Indonesia, la Papua Occidentale è indonesiana, in quanto faceva parte delle Indie orientali olandesi che costituiscono la base dei confini moderni del Paese. Tuttavia, l’etnia locale, che dopo decenni di migrazioni rappresenta ora la metà della popolazione, rivendica la propria autonomia. Per anni, gli indigeni papuani hanno minacciato una rivolta armata. La Nuova Guinea Occidentale è anche la regione più povera del Paese, dove sono anche frequenti le accuse di violazione dei diritti umani ai danni della popolazione locale. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.