Hong Kong: scontri durante la notte tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 9:18 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha sparato proiettili di gomma e utilizzato spray al peperoncino durante gli scontri con i manifestanti, avvenuti nella tarda notte tra martedì 3 e mercoledì 4 settembre. Secondo i media locali, 2 persone sono state ricoverate in ospedale. 

Gli scontri hanno avuto luogo fuori dalla stazione di polizia di Mong Kok e nella stazione della metropolitana nota come Principe Edoardo. I filmati trasmessi nei telegiornali locali hanno mostrato un uomo che usciva in barella dalla stazione metro, portando una maschera di ossigeno sul viso. I manifestanti continuano a filmare le reazioni delle forze di sicurezza durante le proteste, come prova della brutalità della polizia. Gli agenti, da parte loro, hanno sempre dichiarato di aver usato la forza in maniera non eccessiva e non hanno risposto alle richieste di commento. Tuttavia, è previsto che la polizia di Hong Kong tenga una conferenza stampa alle 16, ora locale. 

A seguito delle manifestazioni della sera del 3 settembre, 3 uomini, di età compresa tra 21 e 42 anni, sono stati portati all’ospedale di Kwong Wa, secondo quanto ha riferito un portavoce dell’amministrazione ospedaliera. Tra le persone ricoverate, 2, incluso l’uomo della stazione metro, erano in condizioni stabili e 1 era stato dimesso. Le manifestazioni a Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e hanno inizialmente chiesto solo la revoca della legge sull’estradizione, sospesa il 15 giugno. Queste si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza della Cina. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. I disordini si sono intensificati domenica 25 agosto, quando la polizia ha sparato a salve in segno di avvertimento e usato cannoni ad acqua e raffiche di gas lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano mattoni e molotov. Dopo soli 4 giorni, l’esercito cinese ha inviato nuove truppe a Hong Kong. 

Cinque sono le principali domande portate avanti dagli attivisti. La prima è il ritiro di un contestato decreto, che contiene un emendamento che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong per alcuni reatiLa seconda richiesta riguarda invece l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti sia delle autorità. La terza fa appello all’ottenimento di elezioni libere e democratiche. La quarta istanza prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

In tale contesto, la governatrice della città, Carrie Lam, è stata accusata di essere un burattino di Pechino. Martedì 3 settembre, la governatrice ha sottolineato che la Cina si trova in questo momento in una situazione molto delicata, riferendosi alla guerra commerciale in atto tra Pechino e Washington. In una situazione del genere, ha aggiunto, “lo spazio politico di manovra, sfortunatamente, per chi deve servire due padroni, quello cinese e il popolo di Hong Kong, è molto, molto limitato”. Gli ultimi sviluppi si aggiungono ad un’altra esclusiva di Reuters, che il 30 agosto aveva rivelato che Pechino aveva rifiutato la proposta segreta di Carrie Lam, che suggeriva di ritirare il contestato decreto sull’estradizione che ha causato le proteste. Nello specifico, il report evidenziava la fattibilità delle principali richieste dei manifestanti e analizzava come accettare parte di queste avrebbe placato le proteste. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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