Hong Kong: Carrie Lam annuncia il ritiro della legge sull’estradizione in Cina

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 12:18 in Cina Hong Kong

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha annunciato il ritiro definitivo della controversa legge che permetterebbe l’estradizione degli abitanti della città semi-autonoma in Cina. Tale decisione arriva a seguito di mesi di proteste.  

Citando fonti anonime, il South China Morning Post aveva riferito, la mattina del 4 settembre, che Carrie Lam stava pianificando di annunciare il ritiro definitivo del disegno di legge, una delle principali richieste del movimento di protesta che ha sconvolto la città a partire dal 31 marzo. “Una fonte governativa ha affermato che la Lam sottolineerà che la rimozione del disegno di legge non fa altro che semplificare l’agenda legislativa, con l’inizio dei lavori del Consiglio Legislativo previsto per ottobre, dopo le vacanze estive e quindi non si tratta che di una procedura tecnica”, si legge sul South China Morning Post. Poche ore dopo, la leader dell’esecutivo ha annunciato la decisione durante una diretta televisiva

Tale notizia arriva il giorno dopo che l’agenzia di stampa Reuters aveva riferito alcune dichiarazioni di Carrie Lam durante una riunione a porte chiuse, avvenuta la scorsa settimana. La governatrice avrebbe ammesso di causato “un imperdonabile disastro” innescando la crisi politica che stava mettendo sottosopra la città e avrebbe poi dichiarato che si sarebbe dimessa se avesse avuto scelta. In tale contesto, la governatrice della città, Carrie Lam, è stata accusata di essere un burattino di Pechino. Joshua Wong, uno dei leader delle proteste, ha indetto una manifestazione di massa, da organizzare prima del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, che si terrà a partire dal 1° ottobre. “Speriamo che un giorno Hong Kong possa diventare Taiwan, un posto con democrazia e libertà”, ha dichiarato Wong. L’attivista è libero su cauzione, dopo essere stato arrestato la scorsa settimana, accusato di incitamento e partecipazione a un’assemblea non autorizzata che ha avuto luogo il 21 giugno.

Martedì 3 settembre, la governatrice ha sottolineato che la Cina si trova in questo momento in una situazione molto delicata, riferendosi alla guerra commerciale in atto tra Pechino e Washington. In una situazione del genere, ha aggiunto, “lo spazio politico di manovra, sfortunatamente, per chi deve servire due padroni, quello cinese e il popolo di Hong Kong, è molto, molto limitato”. Gli ultimi sviluppi si aggiungono ad un’altra esclusiva di Reuters, che il 30 agosto aveva rivelato che Pechino aveva rifiutato la proposta segreta di Carrie Lam, che suggeriva di ritirare il contestato decreto sull’estradizione che ha causato le proteste. Nello specifico, il report evidenziava la fattibilità delle principali richieste dei manifestanti e analizzava come accettare parte di queste avrebbe placato i manifestanti. 

Tuttavia, nell’attuale situazione, il ritiro della legge per l’estradizione potrebbe non essere sufficiente. Gli attivisti pro-democratici hanno altre 4 richieste che l’esecutivo di Hong Kong non ha considerato. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La terza fa appello all’ottenimento di elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La quarta richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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