Etiopia: opposizioni minacciano boicottaggio delle elezioni

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 12:06 in Africa Etiopia

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In Etiopia, i partiti politici d’opposizione hanno minacciato di boicottare le elezioni nazionali del prossimo anno se la legge elettorale, che reputano troppo sbilanciata a favore della coalizione di governo, non dovesse essere nuovamente modificata. L’attuale primo ministro, Abiy Ahmed, è stato nominato dal Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF), al potere dal 1991, nell’aprile dello scorso anno, dopo 3 anni di proteste antigovernative. La sua candidatura è stata presentata con la promessa di introdurre riforme significative nel Paese, inclusa quella di una futura votazione multipartitica e credibile alle elezioni del 2020.

Nonostante alcune modifiche alla legge elettorale siano state apportate lo scorso mese in Parlamento, dove domina la coalizione di governo, i partiti dell’opposizione hanno contestato che tali cambiamenti hanno reso più difficile per loro guadagnare la maggioranza del legislativo. Uno degli emendamenti, ad esempio, ha aumentato il numero di firme necessarie a registrare un partito a livello nazionale da 1.500 a 10.000. I partiti regionali, invece, avranno bisogno di 4.000 firme, molte di più rispetto alle 750 previste prima che l’emendamento venisse approvato. L’opposizione etiope si è detta indignata anche per un altro cambiamento della legge elettorale. Quest’ultimo prevede che i dipendenti pubblici che si dedicano alla carriera politica ottengano un congedo senza retribuzione.

“La legge è stata approvata in fretta senza rispettare le nostre richieste”, ha affermato Girma Bekele, vicepresidente del Consiglio congiunto dei Partiti politici, in rappresentanza di 107 gruppi d’opposizione. “Se la legge verrà applicata senza che si risolvano le nostre preoccupazioni, si ripeterà ciò che è accaduto nelle precedenti elezioni, ovvero che il partito al potere vincerà al 100%. Non vogliamo far parte di questa situazione”, ha chiarito Girma.

Il voto, inoltre, è minacciato anche da rivalità di tipo etnico. I partiti sono solitamente rappresentanza di determinati gruppi in Etiopia e ciò comporta che quelli che restano esclusi dalla competizione probabilmente non vedranno i propri interessi rappresentati.

La Commissione elettorale, a giugno, aveva avvertito che la violenza etnica nel Paese, che ha costretto, secondo le Nazioni Unite, circa 2,4 milioni di persone ad abbandonare le loro case, avrebbe potuto ritardare il voto. La data delle elezioni nazionali, le ultime delle quali si sono tenute nel maggio 2015, è già stata posticipata per due volte. “Avere tutte queste riserve sulla legge mette in discussione le imminenti elezioni”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters, Mulatu Gemech, vicepresidente del Congresso Federalista Oromo.

Nonostante le denunce dell’opposizione sulla legge elettorale, l’Etiopia, nell’ultimo anno, ha assistito a una serie di cambiamenti politici senza precedenti. Dall’inizio del proprio mandato, inaugurato il 2 aprile 2018, Abiy Ahmed ha avviato diverse riforme politiche, economiche e sociali importanti che hanno portato l’Etiopia sulla strada della transizione democratica. Oltre ad aver avviato la normalizzazione dei rapporti tra tutti i Paesi del Corno d’Africa, il premier etiope sta altresì lavorando per rafforzare il ruolo della sua nazione al di fuori dal continente africano. In politica interna, i maggiori risultati finora ottenuti, oltre alla firma dell’accordo di pace con l’Eritrea, sono stati la liberazione di migliaia di prigionieri politici e l’organizzazione di colloqui di pace con diversi gruppi di ribelli, tra cui l’Oromo Liberation front (OLF), il Patriotic Ginbot (PG7), l’Ogaden National Liberation Front (ONLF) e il Tigray People’s Democratic Movement. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

Ciononostante, il 22 giugno si è verificato un tentativo di golpe a Bahir Dar, capitale regionale dello Stato Amhara, successivamente fallito. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare Ambachew Mekonnen, capo del governo regionale di Amhara, situato a Nord della capitale. Mekonnen, così come il suo consigliere e il Capo di Stato maggiore dell’esercito, sono rimasti uccisi nel corso del tentato golpe. Il 24 giugno, le autorità dell’Etiopia hanno dichiarato di aver ucciso il leader del colpo di Stato fallito. Si tratta del generale Asamnew Tsige. Tali eventi mettono in evidenza quanto ancora siano forti e durature le instabilità in alcune parti del Paese africano, nonostante l’operato del riformista Abiy.

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Chiara Gentili

di Redazione

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