Dinanzi allo spettro del fallimento gli argentini ritirano i dollari dalle banche

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 6:20 in America Latina Argentina

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 Il rischio che l’Argentina si dichiari insolvente dopo il rinvio dei pagamenti dei buoni a breve termine ha riacceso il fantasma del “corralito” (il blocco dei conti correnti) del 2001 e per far fronte allo spettro del fallimento molti argentini ricorrono al bene più prezioso: il dollaro. Negli ultimi 20 giorni di agosto, i depositi in valuta statunitense sono stati ridotti di 3,95 miliardi, secondo i dati della Banca centrale, e l’emorragia è accelerata lunedì 2 settembre, quando è divenuto effettivo il controllo sui cambi imposto dal governo di Mauricio Macri. Le banche sono state autorizzate a prolungare l’orario di apertura fino alle cinque del pomeriggio per far fronte all’aumento della domanda e sin dall’inizio della giornata c’erano lunghe file davanti a tutti i principali istituti di Buenos Aires.

Gli argentini che aspettavano che le porte si aprissero si sono dimostrati riluttanti a parlare con la stampa, ma alcuni hanno accettato a condizione di anonimato. “Volevo portarli fuori venerdì dalla banca vicino al lavoro, ma mi hanno detto che era un’operazione da svolgere presso la mia filiale. Se oggi non me li danno, do fuoco alla banca” – ha detto un commerciante all’edizione ispanoamericana del quotidiano spagnolo El País. “Purtroppo, viviamo una situazione vissuta già molte volte in Argentina” – ha aggiunto una donna in pensione che era dietro di lui, mentre rivolgeva insulti a Macri perché “ci ha dati in prestito e ha restituito il paese al FMI”, in riferimento al prestito di 57 miliardi concesso dall’organizzazione internazionale.

Molti di coloro che ritirano dollari dalle banche in questi giorni li nascondono a casa o li mettono in cassette di sicurezza, che sono spesso condivise con la famiglia a causa delle commissioni elevate e della scarsa disponibilità. “Sono stato con mio padre in banca e poi li metterà nella sua cassetta di sicurezza” – spiegava un insegnante. La domanda di casseforti e cassette di sicurezza è cresciuta nelle ultime settimane e in molte banche del centro di Buenos Aires c’è una lista d’attesa. “Tenere i dollari in casa è molto rischioso, c’è grande rischio di furti, ma in questo momento non puoi lasciare i dollari depositati” – ha aggiunto l’insegnante. Nel “corralito” del dicembre 2001, milioni di argentini hanno visto i loro conti correnti bloccati dall’oggi al domani senza possibilità di disporre liberamente dei propri soldi e le ferite di questa sfiducia nel sistema bancario non si sono chiuse in 18 anni, tanto che molti argentini hanno mantenuto conti “di sicurezza” nelle banche del vicino Uruguay.

Il timore che la svalutazione del peso continui (ha perso il 23% del suo valore dalle elezioni primarie dell’11 agosto al 3 settembre) porta a cercare dollari a tutti i costi. Alcuni lavoratori hanno preso i loro salari appena depositati sul conto per trasferirli in dollari. Lunedì 2 settembre il pubblico ha trovato una grande disparità di valori all’apertura del mercato. “In questo momento il cambio è a 62” spiegavano gli impiegati di una banca nel centro di Buenos Aires circa il valore di vendita del dollaro intorno alle undici del mattino. Un cambiavalute a pochi metri di distanza offriva la valuta americana a 65 pesos argentini. In un altro, a 61 e pochi metri più avanti in un’altra banca a 59. 

Lunedì stesso il governo Macri ha emanato un decreto in cui impone il controllo dei cambi sia in banca che presso i cambiavalute autorizzati.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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