Brexit: i parlamentari prendono il controllo, Johnson valuta elezioni

Pubblicato il 4 settembre 2019 alle 16:15 in Europa UK

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La Camera dei Comuni del Regno Unito ha votato a favore di una mozione contro il premier inglese, Boris Johnson, prendendo di fatto il controllo delle attività parlamentari.

È quanto accaduto nella serata del 3 settembre, quando la mozione presentata dall’opposizione e dai membri del partito conservatore anti-Brexit è passata con un voto di 328 a 301, aprendo la strada all’approvazione della proposta di legge che impedirebbe l’uscita dall’UE senza un accordo, prorogando la scadenza per l’abbandono dell’Unione al gennaio 2020, misura fortemente sostenuta dal rivale di Johnson, Jeremy Corbyn. In risposta all’esito della votazione, il premier del Regno Unito ha annunciato che avrebbe presentato un’ulteriore mozione, stavolta finalizzata allo scioglimento delle Camere e all’ottenimento delle elezioni anticipate per il 15 ottobre, a solo due giorni di distanza dall’incontro con l’UE.  

Una volta assunto il controllo delle attività parlamentari, mercoledì 4 settembre, i membri della Camera dei Comuni inglese hanno avuto modo di procedere con la prima interrogazione parlamentare del Primo Ministro, interamente incentrata sulla sua strategia di negoziato con l’UE in riferimento alla Brexit e sulle ricadute che l’uscita dall’Unione Europea avrebbe provocato nel Regno Unito, soprattutto in merito al tasso di disoccupazione dei cittadini inglesi.

Da parte sua, in riferimento alla strategia di negoziato con l’UE, Johnson ha dichiarato di avere intenzione di presentare un nuovo accordo a Bruxelles, senza la clausola sul backstop, entro il 17 ottobre, al fine di riuscire a uscire dal regime comunitario entro il 31 ottobre. In risposta a tali affermazioni, il leader dell’opposizione ha dichiarato di ritenere che Johnson non abbia alcuna intenzione di proporre un accordo alternativo all’Unione Europea, come dimostrato, secondo Corbyn, dall’intenzione dell’attuale premier di sciogliere le Camere. Da parte sua, Johnson ha risposto di non desiderare le elezioni anticipate, ma di dover essere “costretto” a far ricorso al voto popolare in caso di approvazione della legge sull’estensione della scadenza per l’abbandono dell’Unione.  

Al termine dell’interrogazione parlamentare di Johnson, a prendere la parola è stato il Cancelliere dello Scacchiere inglese, Sajid Javid, il quale detiene le responsabilità sulle materie finanziarie. Nel corso del suo discorso alla Camera, Javid ha annunciato l’aumento del 4.1% della spesa pubblica per il prossimo anno, al fine di fronteggiare le sfide economiche che caratterizzeranno il Regno Unito nel post-Brexit. Ad aumentare, secondo quanto reso noto, sarà anche la spesa militare.

Nel corso della giornata, i membri del Parlamento avranno modo di confrontarsi sulla legge sull’estensione della scadenza per l’abbandono dell’Unione, la quale verrà votata due volte nell’arco del pomeriggio. In caso di approvazione della proposta di legge, questa passerà alla Camera dei lord per procedere con l’iter legislativo. Nel frattempo, in caso di esito positivo delle votazioni della Camera dei Lord, in serata Johnson potrebbe presentare una mozione per lo scioglimento delle Camere e l’ottenimento delle elezioni anticipate, la quale, per essere approvata, dovrà essere votata dai due terzi del Parlamento.

Nel frattempo, i 21 membri del partito di governo che hanno votato contro la linea di Johnson sono stati espulsi dal partito, in linea con quanto precedentemente anticipato dal premier.

La Camera dei Comuni si era riunita, martedì 3 settembre, per la prima volta dopo la pausa estiva. Nel corso della prima seduta, i parlamentari inglesi avevano ascoltato il discorso del premier, il quale aveva aggiornato i deputati in merito agli ultimi sviluppi del processo di dialogo con Bruxelles, nel tentativo di evitare l’approvazione da parte dell’opposizione della legge che impedirebbe l’uscita dall’Unione senza aver prima raggiunto un accordo con Bruxelles, “distruggendo ogni possibilità di negoziare un nuovo patto”. Nel corso del discorso di Johnson, un deputato conservatore, Phillip Lee, aveva deciso di passare all’opposizione, facendo cadere la maggioranza parlamentare del partito di governo.

In vista della prima seduta della Camera, il rivale del premier, Jeremy Corbyn, aveva dichiarato, lunedì 2 settembre, che avrebbe fatto tutto il possibile per evitare che la Gran Bretagna finisca nell’incubo di una Brexit senza accordo, soprattutto dopo che Johnson aveva rivelato che, dopo pochi giorni dalla ripresa dei lavori, le attività delle Camere verranno sospese per circa un mese, prima del ritorno in aula per il discorso della regina e la presentazione del programma di governo. 

Il Regno Unito si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, entro il 31 ottobre, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare l’uscita del Regno Unito. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. 

Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. I legislatori inglesi hanno finora respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra l’esecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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