Yemen: il Sud non si arrende e crea alleanze interne

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 15:42 in Medio Oriente Yemen

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Il governatore della provincia meridionale yemenita di Shabwa, Mohammed Bin Adi, ha reso noto che le autorità locali hanno messo in atto un nuovo piano di sicurezza per far fronte alle sfide poste dalle forze separatiste del Consiglio di transizione del Sud.

Queste, con il sostegno dagli Emirati Arabi Uniti, hanno lanciato diversi attacchi nell’area, nel quadro di ciò che è stato definito una “guerra”.  L’annuncio fa seguito al comunicato dell’esercito yemenita, secondo cui le forze governative sono riuscite a riprendere nuovamente il controllo di Azzan, la seconda città più grande dell’area, riconquistata per poche ore nella giornata del 2 settembre dalle forze secessioniste. Gli scontri hanno portato a morti e feriti per entrambe le fazioni.

Bin Adi ha spiegato che il piano proposto si basa su un rischieramento, rafforzamento e riaddestramento dei membri dell’esercito e delle forze dell’ordine attivi nel governatorato. Vi saranno unità specifiche preposte alla protezione delle aree costiere adiacenti agli impianti per l’esportazione di gas e petrolio, oltre al dispiegamento di milizie nel distretto di Mayfa’a e nella città di Azzan. Altre unità saranno destinate al controllo di alcuni distretti di Ataq, capoluogo provinciale di Shabwa.

Secondo fonti locali, anche la città di Aden continua ad essere teatro di violenti scontri. Inoltre, le forze della cintura di sicurezza, coadiuvate dagli Emirati, continuano a condurre raid, irruzioni nelle abitazioni e arresti contro i propri avversari, ovvero le forze governative. Aden era stata inizialmente conquistata dall’esercito yemenita centrale, il 28 agosto ma, successivamente, le forze separatiste sono riuscite a riguadagnare nuovamente terreno nell’area.

In tale quadro, il 3 settembre, Al-Jazeera ha reso noto che un ex- delegato del governatorato di Al-Mahra, situato nel Sud- Ovest dello Yemen, Ali Al-Harizi, ha annunciato la creazione di un “Consiglio di salvataggio nazionale” che andrà a rappresentare le fazioni e le diverse componenti dei governatorati meridionali dello Yemen.

Sulla stessa scia, il capo dell’ufficio politico del Consiglio per la mobilitazione rivoluzionaria, Fadi Baoum, ha annunciato che verrà formato un blocco nazionale meridionale, cha avrà l’obiettivo di porre fine alla presenza militare straniera nel Paese. In particolare, si tratterà di un partenariato “popolare”, formato dal popolo del Sud, basato sulla tolleranza e la riconciliazione ma che rifiuterà qualsiasi ingerenza esterna.

I violenti tumulti, che rischiano di trasformarsi in un secondo conflitto civile in Yemen, sono nati proprio ad Aden, il 7 agosto scorso. Gli scontri delle ultime settimane hanno visto confrontarsi le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, coadiuvati dalle forze della cintura di sicurezza, sostenute, a loro volta, dagli Emirati Arabi Uniti. Le forze secessioniste sono rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale.

Prima di Aden, il 27 agosto, l’esercito del governo legittimo era riuscito ad entrare ad Abyan, governatorato situato nel Sud dello Yemen, a circa 100 km a Est di Aden. Non da ultimo, i separatisti avevano altresì accolto l’invito della coalizione saudita- emiratina al dialogo, mostrandosi aperti a collaborare con l’Arabia Saudita, e rinnovando il proprio impegno nel contrastare il progetto iraniano nella regione, rappresentato dalle milizie Houthi.

Il governo yemenita, con a capo il presidente Rabbu Mansour Hadi, ha esortato gli Emirati Arabi Uniti a porre fine al proprio intervento militare a favore delle forze secessioniste. Tale invito è giunto in seguito ad attacchi aerei perpetrati, il 28 agosto, da Abu Dhabi, che hanno causato la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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