Xi Jinping: la Cina sta affrontando un periodo di “rischi concentrati”

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 13:10 in Asia Cina

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Il presidente Xi Jinping ha dichiarato che la Cina sta entrando in un periodo di “rischi concentrati” in campo economico, politico e diplomatico e il Paese deve essere in grado di combattere e vincere contro coloro che mettono a rischio i profitti di Pechino. 

Xi si sta preparando per celebrare la Festa Nazionale, il 1° ottobre, per festeggiare l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, avvenuta nel 1949. La ricorrenza quest’anno segna i 70 anni, che saranno celebrati con una grande parata militare a Pechino. Tuttavia, Xi e il partito comunista al potere stanno affrontando una serie di difficoltà su diversi fronti. In un discorso tenuto alla Central Party School, che forma futuri quadri e funzionari di alto livello, Xi ha affermato che ci deve essere una “lotta risoluta” contro qualsiasi rischio. Il popolo cinese deve affrontare qualsiasi sfida alla leadership del partito, alla sovranità e alla sicurezza. Nessuno accetterà che vengano minacciati gli interessi fondamentali del Paese.

“Finché è così, dobbiamo condurre una lotta risoluta e dobbiamo raggiungere la vittoria”, ha dichiarato Xi, secondo i media statali. “Allo stato attuale e in futuro, lo sviluppo della Cina è entrato in un periodo in cui i rischi e le sfide continuano ad aumentare e si stanno concentrando. Le maggiori lotte da affrontare non diminuiranno ”, ha aggiunto. Xi ha poi sottolineato che le sfide più importanti riguardano l’economia, la politica, la cultura, la società, l’ambiente, la difesa, Hong Kong, Taiwan e i rapporti diplomatici. “Queste questioni diventeranno ancora più complesse”, ha aggiunto Xi, sottolineando che i futuri funzionari del partito devono avere chiaro dove sono i rischi e devono sapere come riconoscerli. “I quadri nelle posizioni di comando devono essere guerrieri che osano lottare e sono bravi a combattere”, ha affermato.

Una delle principali sfide che la Cina sta affrontando è quella della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Questa è iniziata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni dall’estero rispettivamente di acciaio e alluminio. Ad oggi, dopo più di un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti. Le relazioni diplomatiche tra Pechino e Washington sono diventate più tese a causa della guerra commerciale tra i due Paesi, ma anche del sostegno degli Stati Uniti a Taiwan. Gli USA sono presenti nel Mar Cinese Meridionale per sfidare l’egemonia di Pechino sull’area, con pattuglie statunitensi che transitano per tale zona, per sottolineare la libertà di navigazione. Il Mar Cinese Meridionale è una regione fortemente contesa tra gli Stati del Sud est asiatico.

Infine, le manifestazioni a Hong Kong, iniziate il 31 marzo, erano nate per chiedere la revoca definitiva di una legge che permetteva l’estradizione in Cina degli abitanti della città semi-autonoma. Queste, tuttavia, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza della Cina. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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