USA e talebani definiscono le linee di principio per un accordo

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 15:29 in Afghanistan USA e Canada

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Il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha comunicato che gli Stati Uniti e i talebani hanno concordato le linee di principio per un’intesa tra le parti.

Le due fazioni si sono confrontate in 9 round di colloqui, negli ultimi dieci mesi. Tuttavia, nessun accordo sarà definitivo finchè il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non avrà supervisionato l’intesa. Khalilzad, da parte sua, ha dichiarato che, come prima mossa, gli USA ritireranno 5.000 truppe da 5 basi militari in Afghanistan, entro 135 giorni dalla definitiva sottoscrizione del patto. “Sì, abbiamo raggiunto un accordo in linea di principio”, ha dichiarato Khalilzad a TOLO News. “Certo, non è definitivo fino a quando il presidente degli Stati Uniti non sarà d’accordo. Quindi, al momento, siamo a questo punto”, ha aggiunto l’inviato speciale.

Da parte loro, i talebani si sono impegnati a ridurre le violenze nelle province di Kabul e Parwan, la città dove si trova l’aeroporto di Bagram. Khalilzad ha dichiarato che l’imposizione di un “emirato islamico”, il termine usato per definire il sistema di governo dei talebani, non sarebbe accettabile. Inoltre, il capo negoziatore americano ha tenuto colloqui separati con i leader del governo afghano, il presidente Ashraf Ghani e il suo amministratore delegato, Abdullah Abdullah, lunedì 2 settembre. Il portavoce presidenziale, Sediq Sediqqi, ha dichiarato che Ghani “ha letto” l’accordo e “i dettagli chiave” del documento sono stati condivisi con lui. “Il governo afgano ha ricevuto i dettagli dell’accordo. Consulteremo e studieremo approfonditamente questo documento e cercheremo di formulare la nostra osservazione sulla base dei nostri interessi nazionali “, ha affermato Sediqqi. “Gli sforzi degli Stati Uniti e dei nostri alleati porteranno a un risultato quando i talebani avvieranno negoziati diretti con il governo afghano e quando assisteremo a un cessate il fuoco e alla fine della violenza, ha aggiunto”. Tuttavia, in questo momento il Paese continua ad essere più che mai scosso dalle violenze. 

Almeno 16 persone sono state uccise e più di 100 sono rimaste ferite a seguito di un attentato suicida con un’autobomba nel centro di Kabul. Si tratta del terzo attacco dei talebani in tre giorni. L’esplosione è avvenuta la notte di lunedì 2 settembre, in una zona residenziale nei pressi del Green Village, un grande complesso che organizzazioni internazionali e non governative. I talebani avevano attaccato la città di Pul-e-Khumri, nella provincia settentrionale di Baghlan, domenica 1 settembre. Dopo l’assalto gli scontri, nella periferia della città, sono continuati per tutta la giornata. Anche questo episodio  arriva il giorno dopo un’altra offensiva talebana che aveva causato la morte di 25 persone tra civili e forze di sicurezza, la mattina del 31 agosto a Kunduz, nel Nord-Est del Paese. Anche in questo caso, i talebani avevano lanciato l’attacco alle prime ore dell’alba, nel tentativo di conquistare la città, in posizione strategica. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità e un accordo tra talebani e Stati Uniti potrebbe garantire un miglioramento della situazione, nonostante le continue violenze. Questo, tuttavia, dovrebbe essere accompagnato dal ritiro delle truppe americane. Donald Trump aveva, però, dichiarato che l’esercito USA rimarrà in Afganistan, il 29 agosto. La decisione giunge, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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