Sudan: ex presidente al-Bashir accusato di corruzione, durata dell’arresto da definire

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 13:16 in Africa Sudan

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L’ex presidente sudanese Omar al-Bashir è stato formalmente accusato di corruzione e possesso di valuta estera illecita nel primo interrogatorio pubblico da quando è stato deposto e arrestato dall’esercito di Khartoum, l’11 aprile 2019. Al-Bashir ha dichiarato di aver ricevuto 25 milioni di dollari dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed Bin Salman, così come altri fondi di diversa origine, ma ha anche specificato che non li avrebbe riscossi o utilizzati per scopi personali.

Tuttavia, il giudice sudanese che ha presieduto all’udienza ha respinto la richiesta di cauzione avanzata dalla difesa e ha dichiarato che la decisione effettiva sulla precisa durata della detenzione di al-Bashir verrà presa il 7 settembre. La valuta estera detenuta dall’ex presidente è stata considerata illecita e trasferita illegalmente, secondo quanto reso noto dal giudice. L’avvocato di al-Bashir ha affermato che il suo cliente ha negato tutte le accuse e che i testimoni della difesa verranno ascoltati al prossimo processo.

Milioni di euro e pound sudanesi sono stati altresì rinvenuti nella residenza di al-Bashir ad aprile, quando il leader è stato deposto e catturato dalle forze armate del Paese. L’uomo si è presentato a processo vestito nel suo tradizionale abito bianco dietro sbarre di metallo. Ha affermato, durante l’interrogatorio, che il suo manager aveva ricevuto un messaggio da Bin Salman nel quale si diceva che una somma di euro pari a circa 25 milioni di dollari sarebbe stata inviata su un aereo privato per esigenze extra-finanziarie. “Non è stato possibile presentare i soldi al Ministero delle Finanze o alla Banca Centrale perché ciò avrebbe richiesto di chiarire la fonte dei fondi, mentre il principe saudita aveva specificato che il suo nome non sarebbe dovuto comparire”, ha detto al-Bashir davanti al giudice. “Ho usato i soldi per donazioni private a vari enti, tra cui servizi medici, un’università, un canale mediatico islamico, e per la fornitura urgente di prodotti petroliferi”, ha aggiunto. Al-Bashir, tuttavia, non ha chiarito quando sarebbe avvenuto il trasferimento e le autorità saudite non hanno ancora rilasciato commenti sulla vicenda. L’ex presidente ha inoltre dichiarato di aver ricevuto più di 5 milioni di pound sudanesi (circa 111.000 dollari) dal presidente di una famosa azienda di cereali per essere scambiati con valuta straniera per le importazioni di farina.

Le accuse contro al-Bashir costeranno all’ex presidente fino a un massimo di 10 anni di detenzione. A maggio, l’uomo era stato processato anche per incitamento e coinvolgimento nella repressione e uccisione dei manifestanti. La Corte Penale Internazionale dell’Aia aveva già emesso mandati di arresto nei suoi confronti, nel 2009 e nel 2010, con l’accusa di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio nella regione del Darfur.

Le manifestazioni sono scoppiate in Sudan il 19 dicembre 2018, nella città centrale di Atbara, in seguito alla decisione del governo di triplicare il prezzo del pane. Rapidamente si sono trasformate in proteste a livello nazionale per chiedere la fine del governo del presidente Omar al-Bashir, salito al potere con un colpo di stato nel 1989. Dopo una prima ondata di repressioni, che non è riuscita a mettere fine alle manifestazioni, il 22 febbraio al-Bashir ha imposto lo stato di emergenza, per la durata di un anno, che il Parlamento ha successivamente ridotto a 6 mesi. Il movimento di protesta, considerato dagli analisti come la più grande sfida alla presidenza di al-Bashir, è stato guidato principalmente dall’Associazione dei professionisti sudanesi (SPA). L’intervento delle forze armate, l’8 aprile, ha portato alla deposizione di al-Bashir in pochi giorni. Dopo l’11 aprile, le truppe del Paese hanno dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione. 

Il capo del Consiglio militare di transizione ha però portato avanti una forte repressione delle manifestazioni che continuavano per le strade della capitale. La parte civile e quella militare, in lotta per il potere, hanno siglato una prima intesa politica, il 17 luglio, per dare vita a un governo misto di transizione.  In base a quanto stabilito dal patto, il Consiglio Sovrano misto, nuovo organo esecutivo del Paese, sarà formato da 11 membri, 5 militari e 6 civili, e governerà per 3 anni e 3 mesi, prima dell’annuncio di future elezioni. 

I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. La seconda parte dell’accordo, che dovrebbe portare alla stesura di una bozza di Costituzione, doveva essere discussa il 31 luglio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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