Stati Uniti: il ritorno di Washington nella geopolitica dei Balcani

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 19:26 in Balcani USA e Canada

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Il neonominato Rappresentante speciale degli Stati Uniti nei Balcani occidentali, Matthew Palmer, ha partecipato alla prima giornata del Forum Strategico di Bled, in Slovenia, dove ha espresso la posizione di Washington in merito alle principali dispute della regione.

Nel corso del Forum internazionale, Palmer ha avuto modo di incontrare i vertici della Macedonia del Nord, del Kosovo e della Serbia e di esprimersi sulla crisi politica in atto in Bosnia.

Per quanto concerne il vertice con i delegati di Skopje, l’inviato speciale degli Stati Uniti per i Balcani ha avuto modo di incontrare il ministro degli Affari Esteri macedone, Nikola Dimitrov, e il ministro della Difesa, Radmila Sekerinska. Nel corso del vertice, Palmer ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti alla Macedonia del Nord affinchè questa realizzi i propri obiettivi strategici, ovvero entrare a far parte della NATO e dell’Unione Europea. Durante l’incontro, le due parti hanno altresì avuto modo di discutere degli affari interni della Macedonia del Nord. A tale riguardo, Palmer ha reso noto che “il tempo dei giochi e dei tentativi dei partiti di evitare di assumersi le proprie responsabilità è finito”. Al termine dell’incontro, il ministro della Difesa macedone ha colto l’occasione per ringraziare gli Stati Uniti del sostegno dimostrato in merito all’ingresso di Skopje nella NATO e nell’UE e ha altresì dichiarato che il governo non consentirà che tale processo di integrazione incontri ostacoli. Nello specifico, Sekerinska ha reso noto che l’amministrazione attuale “ha già compiuto passi in tale direzione, ha assicurato l’ingresso nella NATO e merita che i negoziati con l’UE abbiano inizio il prossimo mese”.

Nella giornata di martedì 3 settembre, Palmer ha altresì avuto modo di incontrare il ministro uscente degli Esteri del Kosovo, Behgjet Pacolli, il quale ha rivolto al Rappresentante i suoi complimenti per la recente nomina. Nel corso del vertice, i due hanno discusso principalmente del futuro delle relazioni tra Kosovo e Serbia. In riferimento a tale questione, Pacolli ha dichiarato che “l’unico obiettivo è la normalizzazione del rapporto grazie al mutuo riconoscimento”, elemento condiviso con l’agenda degli Stati Uniti, motivo per il quale il Kosovo ha reso noto di “apprezzare la forte presa di posizione di Washington per il raggiungimento di tale obiettivo”, facendo riferimento alla scadenza immaginata da Washington per la sigla di un accordo finale, fissata per l’estate del 2020. Tale scadenza è stata immaginata da alcuni quale una delle ultime mosse politiche di Trump, il quale la promuoverebbe come traguardo della sua amministrazione nel pieno della campagna elettorale. Da parte sua, però, Palmer ha dichiarato che l’accordo non procede di pari passo con l’agenda politica degli Stati Uniti, ma la scadenza immaginata da Trump deriva dal fatto che “più si prolunga il processo di dialogo, più si protrae la disputa tra i due Paesi, richiedendo ancora più tempo per risolverla”.

Nel corso della sua presenza al Forum di Bled, Palmer ha altresì avuto modo di esprimersi sulla crisi politica in atto in Bosnia ed Erzegovina, dove prevale uno stato di impasse dal momento che la formazione del governo è bloccata da mesi, essendo il Parlamento concentrato sulla redazione della pianificazione annuale delle attività di integrazione nella NATO, documento fondamentale per l’ingresso nell’Alleanza. Il documento, però, ha scatenato un dibattito a Sarajevo sulla fattibilità e positività del far parte della NATO. A tal proposito, Palmer ha avuto modo di evidenziare come il documento di pianificazione delle attività non implichi necessariamente una decisione sull’eventuale ingresso di un Paese nell’Alleanza, ma sia semplicemente finalizzato a rafforzare il settore della sicurezza e della Difesa della Bosnia. Il dibattito sull’ingresso nella NATO “verrà aperto successivamente, il che vuol dire che vi sarà tempo per i nuovi leader politici della Bosnia di affrontare la questione”.

La partecipazione al Forum Strategico di Bled è il primo impegno di Palmer dal momento della sua nomina, ufficializzata dal Dipartimento di Stato americano venerdì 30 agosto. Tale nomina evidenzia il ritorno dell’attenzione degli Stati Uniti sulla regione dei Balcani, caratterizzata da profonda instabilità sin dalla dissoluzione della Iugoslavia. Nello specifico, l’ufficio del portavoce del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva reso noto in occasione della nomina che il nuovo ruolo di Palmer avrebbe consentito agli Stati Uniti di disporre di qualcuno in grado di guidare gli Stati Uniti nelle loro azioni diplomatiche “a supporto della pace, della stabilità e della prosperità nella regione”. Parallelamente, la creazione di tale ruolo consentirà a Washington di rivolgere la propria attenzione anche all’integrazione dei Paesi dei Balcani nelle principali istituzioni dell’Occidente.

Da parte sua, Palmer ha dichiarato, nel corso della sua prima intervista nel nuovo incarico, di aver accettato il ruolo in quanto “fiducioso di poter dare un contributo nel raggiungimento di una normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado”, il che “trasformerebbe” l’intera regione dei Balcani, “aprendo la strada all’ingresso della Serbia nell’UE e del Kosovo”. Tale scenario, ha reso noto Palmer, “rappresenta una cosa positiva per la regione, per l’Europa e per gli Stati Uniti”.

La nomina di Palmer giunge in un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambe vicine alle elezioni. Il Kosovo andrà ad elezioni il 6 ottobre, mentre la Serbia nella prossima primavera. Tale fattore è considerato propizio dagli Stati Uniti, che vedono una possibilità che tra le due elezioni si riapra il dialogo. Perché ciò avvenga, tuttavia, Belgrado ha dichiarato di attendere che Pristina revochi le sanzioni adottate lo scorso novembre. A tale riguardo, Palmer ha rivelato di sperare che Pristina “revochi le tasse sui beni importati dalla Serbia e dalla Bosnia”, mentre, per quanto concerne Belgrado, il nuovo inviato degli Stati Uniti nutre speranze che questa “interrompa la propaganda sul ritiro del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo”.

Da parte loro, gli Stati Uniti hanno reso noto di essere dalla parte della Serbia, quanto da quella del Kosovo, in quanto Washington, che intende fare da mediatore, vuole “aiutare entrambe le parti a raggiungere ed identificare i punti di incontro, così come le differenze, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi”.

Secondo quanto annunciato dal Dipartimento di Stato, Palmer sarà a capo della delegazione americana in occasione dell’incontro a Bruxelles del gruppo di lavoro sui Balcani, il quale vede la partecipazione di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Successivamente, la missione di Palmer in Europa continuerà con una serie di incontri sul futuro dei Balcani a Vienna e Podgorica, in Montenegro, dal 4 al 10 settembre.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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