Pakistan: no ad una guerra nucleare con l’India

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 11:00 in India Pakistan

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Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha affermato che Islamabad non avvierà un conflitto militare con l’India, sottolineando il rischio di una guerra nucleare per il mondo. La dichiarazione arriva in un momento estremamente teso tra i due Paesi a causa della crisi in Kashmir. 

“Siamo due Paesi dotati di armi nucleari, se le tensioni aumentano, allora c’è un pericolo per il mondo intero”, ha dichiarato Khan durante un raduno di sikh indiani in visita nella città orientale di Lahore, lunedì 2 settembre. “Da parte nostra, non agiremo mai per primi”, ha aggiunto. Tuttavia, un portavoce del Ministero degli Esteri, Muhammad Faisal, ha affermato che tale dichiarazione non deve essere interpretata “fuori dal contesto”. “Non vogliamo guerre tra due Stati dotati di armi nucleari, ma non vi è alcun cambiamento nella politica nucleare del Pakistan”, ha aggiunto in una nota. In passato, il Pakistan non ha mai escluso di usare per primo nucleari, difendendo la propria posizione di “deterrenza a tutto spettro”.

Tuttavia, i due Paesi sono fortemente in disaccordo su quanto riguarda gli ultimi avvenimenti in Kashmir. I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir, pianificato, a loro avviso, dai militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali.

La situazione è precipitata quando il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il 21 agosto, nel corso delle proteste, 2 persone, tra cui un ufficiale di polizia e un ribelle armato, sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra esercito e manifestanti. Lunedì 2 settembre, il premier Khan ha rinnovato la sua richiesta di porre fine al coprifuoco in Kashmir. “C’è stato il coprifuoco per 27 giorni, hanno isolato 8 milioni di persone. Non ci sono medicine, cosa devono passare malati e bambini. Se hanno qualche tipo di compassione, possono farlo?”, ha aggiunto. Tuttavia, l’India respinge le critiche pakistane, definendo la situazione in Kashmir “una questione interna”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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