Onu: USA, Francia e Regno Unito coinvolti in crimini di guerra

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 17:18 in Medio Oriente Yemen

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Le Nazioni Unite hanno reso noto, martedì 3 settembre, che Stati Uniti, Francia e Regno Unito potrebbero essere coinvolti nei crimini di guerra in Yemen, con riferimento a quelli perpetrati dalla coalizione a guida saudita.

Tali Paesi forniscono armi, informazioni e supporto logistico alle milizie dell’alleanza saudita-emiratina, attiva nel contrastare i ribelli sciiti Houthi. L’Onu ha stilato un elenco di coloro che sono ritenuti presunti responsabili dei crimini di guerra, sulla base dei rapporti inerenti le recenti violazioni verificatisi in Yemen. Tale rapporto è stato diffuso nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Ginevra, il 3 settembre, da esperti delle Nazioni Unite.

In realtà, per l’Onu, entrambe le fazioni, ovvero ribelli sciiti e coalizione araba, potrebbero essere colpevolizzati. Tuttavia, accanto a tali schieramenti, è stata evidenziata, da un lato, la presenza dei Paesi occidentali a sostegno dell’alleanza saudita, e dall’altro, il ruolo svolto dall’Iran, schierato a fianco degli Houthi. 

Nel rapporto Onu la coalizione viene accusata dell’uccisione dei civili nei diversi attacchi aerei condotti sul territorio yemenita, privando, al contempo, la popolazione delle risorse alimentari, in un Paese già devastato da fame e carestia. Gli Houthi sono ritenuti responsabili delle offensive contro le città e del reclutamento di minori. La loro lotta è stata, poi, definita una “guerra di assedio”.

La lista dei presunti responsabili di crimini, ai sensi del diritto internazionale, è stata inviata anche all’Alto Commissario Onu per i Diritti umani, Michelle Bachelet. L’elenco include 160 nomi, tra cui anche funzionari militari provenienti dalle milizie di Arabia Saudita, Emirati e ribelli Houthi. Nel rapporto si legge: “I membri del governo yemenita e della coalizione potrebbero aver effettuato attacchi aerei che violano i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione. La carestia è stata impiegata come metodo di guerra e tutto ciò equivale a perpetrare crimini di guerra”.

A detta dell’Onu, la legalità dei trasferimenti di armi da parte di Francia, Regno Unito, Stati Uniti e altri Paesi rimane discutibile ed è oggetto di numerosi processi giudiziari nei tribunali nazionali. Inoltre, è stato evidenziato come una squadra preposta alla valutazione delle violazioni commesse, istituita dall’Arabia Saudita, non ha incolpato nessuno per i diversi attacchi che hanno provocato vittime civili. Ciò ha messo in dubbio l’imparzialità delle indagini.

Nel rapporto, gli esperti Onu hanno sottolineato la necessità di porre fine alla politica di impunità e hanno fornito cifre che indicano la gravità della situazione umanitaria nello Yemen, che è il risultato di un conflitto sempre più complesso. In particolare, secondo le Nazioni Unite, lo Yemen sta vivendo una catastrofe umanitaria, in cui quasi l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Pertanto, tutte le parti coinvolte sono state invitate ad impegnarsi in un processo di pace, sottolineando che è giunto il momento di dare priorità alla sicurezza dei civili.

“Dopo cinque anni di conflitto, le violazioni contro i civili yemeniti continuano senza sosta, con totale indifferenza verso la difficile situazione in cui vive la popolazione e la mancanza di misure internazionali per portare le parti coinvolte nel conflitto davanti alla giustizia. La comunità internazionale deve raddoppiare gli sforzi per liberare il popolo yemenita dall’ingiustizia che sta subendo”, ha affermato il capo del gruppo di esperti Onu, Kamel Jendoubi.

Non da ultimo, gli esperti hanno anche fatto riferimento ad accuse di abusi sessuali e stupri, nonché ai diversi casi di violenza di genere, commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto. Inoltre, donne e ragazze sono state prese in ostaggio, anche dagli Houthi, per poi ricattare i loro parenti, mentre atti di tortura e violenza sessuale sono stati perpetrati dalle milizie della coalizione a guida saudita, anche all’interno dei centri di detenzione.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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