La petroliera iraniana Adrian Darya, ex Grace 1, sospende il sistema di localizzazione

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 11:01 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La petroliera iraniana, monitorata dagli Stati Uniti, ha sospeso, il 2 settembre, il proprio sistema di localizzazione per più di 13 ore. Ciò induce a sospettare che potrebbe dirigersi nuovamente verso la Siria.

La petroliera iraniana Adrian Darya, inizialmente battente bandiera panamense con il nome di Grace 1, era stata bloccata, il 4 luglio scorso, dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa era quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Dopo il fermo da parte statunitense, Grace 1, è riuscita nuovamente a salpare nelle prime ore del 19 agosto.

Tuttavia, il sistema di localizzazione della petroliera, dalla sera di lunedì 2 settembre, risulta essere spento e , al momento, non è stato ancora riattivato. Il sito web di localizzazione, Marine Traffic, aveva in precedenza mostrato che la nave cisterna aveva rallentato al largo delle coste libanesi, dopo che diversi rapporti avevano riferito che la petroliera si stava dirigendo verso il porto siriano di Tartous. I dati degli ultimi giorni, avevano, invece, identificato la nave sulla rotta verso la Turchia. Il 30 agosto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha smentito la notizia, affermando che la petroliera era diretta verso il Libano.

In tale quadro, da un lato, funzionari libanesi hanno negato quanto affermato. In particolare, il ministro delle finanze libanese, Ali Hassan Khalil, ha dichiarato che il Libano non era stato informato del fatto che la petroliera iraniana si stesse spostando verso uno dei porti del proprio Paese. Dall’altro lato, l’emittente televisiva Iran International ha riferito, il 31 agosto, che, secondo alcune fonti informate sui fatti, il proprietario della petroliera iraniana, ha venduto il petrolio a una società libanese.

Lo scenario vede gli Stati Uniti come uno dei partecipanti alla lunga vicenda legata all’ex Grace 1. È del 16 agosto scorso il mandato di confisca della petroliera iraniana da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dagli USA un’organizzazione terroristica. Da parte sua, Gibilterra aveva respinto la richiesta di Washington, consentendo a Grace 1 di salpare. 

In risposta alle accuse degli USA, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, aveva affermato che le dichiarazioni statunitensi sulla petroliera iraniana “minacciano la navigazione internazionale”, e il rilascio di Gibilterra è giunto dopo “sforzi diplomatici e legali produttivi”.

Tuttavia, il 22 agosto, un ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense ha dichiarato che Washington avrebbe imposto dure sanzioni contro chiunque avrebbe soccorso la ex Grace 1, sia direttamente sia indirettamente, anche intrattenendo o facilitando rapporti d’affari o trasportando carichi di merce “sanzionata”.

La petroliera Adrian Darya, ex Grace 1, è divenuta motivo di tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, a sua volta collegata a contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz. In tale quadro, l’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente, l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Di fronte alla proposta statunitense di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce iraniano ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.