Kuwait e Qatar: un riavvicinamento volto alla riconciliazione nel Golfo

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 12:00 in Kuwait Qatar

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L’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani, e l’emiro del Kuwait, lo sceicco Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, si sono scambiati, negli ultimi giorni, alcune lettere. Ciò indica che, da parte del Kuwait, vi è il tentativo di profondere sforzi al fine di promuovere una riconciliazione nel Golfo.

La corrispondenza ha avuto inizio lo scorso 29 agosto, con un messaggio da parte del Kuwait, consegnato tramite il portavoce dell’Assemblea nazionale kuwaitiana, Marzouq Al-Ghanim. Successivamente, lunedì 2 settembre è giunta la risposta da parte qatariota, tramite il rappresentante personale dell’emiro del Qatar, lo sceicco Jassim bin Hamad Al Thani.

Per quanto riguarda il Kuwait, è stato espresso il desiderio di ripristinare le “relazioni fraterne” tra le due parti e di cercare modi per rafforzare e sviluppare un partenariato in diversi ambiti, oltre ad interessarsi a questioni di interesse comune e agli ultimi sviluppi nella regione. A detta di alcuni analisti, lo scambio di lettere tra i due emiri può essere visto come un tentativo da parte kuwaitiana di continuare a fungere da mediatore nel Golfo, con l’obiettivo di giungere ad una soluzione per la crisi, la cosiddetta “crisi del Golfo”, nata nel giugno 2017. In tal modo, il Kuwait ha fatto il primo passo, in attesa della risposta degli altri Paesi della regione.

Inoltre, a detta di fonti diplomatiche del Golfo, la mossa kuwaitiana potrebbe essere collegata ad un desiderio da parte dell’Arabia Saudita di voler risolvere le tensioni nella regione, legate al Qatar. A tal proposito, la lettera del Kuwait è stata spedita dopo meno di un giorno dalla visita di un funzionario saudita nel Paese.

La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain.

Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo e la chiusura dell’emittente televisiva Al Jazeera. Per Doha, i Paesi promotori del blocco hanno cercato di minare l’autonomia decisionale e di interferire negli affari interni del Paese.

Il Kuwait, da parte sua, ha svolto anche in precedenza un ruolo di mediatore in tale situazione, invitando le parti coinvolte al dialogo, sin dall’agosto 2017. Inoltre, l’emiro Al-Sabah incontrerà il prossimo 12 settembre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e ci si aspetta che gli sviluppi della crisi saranno posti in agenda. Il vice primo ministro e ministro della Difesa del Qatar, Khalid bin Mohammed Al-Attiyah, rispondendo a una domanda sullo stato della crisi a distanza di due anni, ha risposto affermando che la posizione del proprio Paese è stata chiara fin dall’inizio. Il Qatar è aperto al dialogo, invita i propri interlocutori al dialogo e alla negoziazione, ma incondizionatamente.

In tale quadro, il 13 gennaio scorso, il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, si è recato a Doha ed ha evidenziato l’importanza di superare tale crisi per salvaguardare l’integrità ed il ruolo dell’Alleanza Strategica in Medio Oriente (Mesa). Quest’ultima consiste in un patto politico-militare, chiamato anche “NATO araba”, proposto per la prima volta il 20 maggio 2017 dal presidente Trump, con l’obiettivo di favorire una maggiore sicurezza e stabilità nella regione, alla luce della crescente minaccia iraniana.

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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