Iran: la Francia offre 15 miliardi ma Rouhani continua a fare pressione

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 10:17 in Francia Iran Medio Oriente

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Una delegazione iraniana è giunta a Parigi, il 2 settembre, per incontrare il presidente francese, Emmanuel Macron. Tale meeting ha portato ad un patto che prevede una linea di credito pari a 15 miliardi di dollari da parte francese, in cambio dell’adempienza agli impegni iraniani all’accordo sul nucleare del 2015.

In questo modo, la Francia vorrebbe contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi. In particolare, ciò permetterebbe a Teheran di ricevere “valuta forte”, in un momento in cui la maggior parte del denaro ricavato dalla vendita di petrolio viene congelato nelle banche di tutto il mondo. Tale cifra rappresenterebbe circa la metà delle entrate che l’Iran normalmente si aspetterebbe di guadagnare dalle esportazioni di petrolio in un anno.

Alla delegazione iraniana, guidata dal viceministro degli Esteri, Abbas Araghchi, è stato proposto il prestito in cambio di un freno al ruolo “destabilizzante” iraniano, alle proprie minacce di arricchimento dell’uranio, e al proprio programma di missili balistici. Inoltre, la Francia ha chiesto ai propri interlocutori di contribuire a disinnescare le tensioni sul confine tra Israele e Libano.

Inizialmente, l’Iran si era detto ottimista nel raggiungere un accordo con l’Europa, in grado di preservare l’economia del Paese. A tal proposito, il portavoce del governo iraniano, Ali Rabie, ha dichiarato che vi è stato un avvicinamento tra Teheran e Parigi, volto a far convergere gli obblighi sia da parte europea sia iraniana.  Tuttavia, nonostante i tentativi di Parigi, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato, martedì 3 settembre, che nei prossimi giorni l’Iran potrebbe comunque ridurre i propri impegni verso l’accordo sul nucleare.

Rouhani ha altresì ribadito il proprio rifiuto nel negoziare con l’amministrazione statunitense, ed ha affermato che i negoziati con la Francia sono in corso ma un accordo finale non è stato ancora raggiunto. Pertanto, a meno che ciò non accada entro giovedì 5 settembre, “l’Iran attuerà la terza fase di riduzione dei suoi impegni nucleari”.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

L’8 maggio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare ed ha imposto nuovamente sanzioni contro Teheran. Tale mossa ha avuto come conseguenza un inasprimento delle tensioni tra i due Paesi, anche a causa degli eventuali danni all’economia iraniana. Il capo della Casa Bianca, da parte sua, sta ancora esercitando forti pressioni, con l’obiettivo di costringere la controparte a sedersi al tavolo di negoziati che includano il programma iraniano di missili balistici e il ruolo di Teheran in Medio Oriente.

Già il 5 agosto scorso, l’agenzia iraniana per l’energia atomica aveva riaffermato che avrebbe potuto ridurre i propri adempimenti verso l’accordo sul nucleare iraniano entro un mese, se i firmatari europei non avrebbero rispettato i propri impegni. Come sottolineato, l’Iran era già venuto meno ad alcune clausole del patto, mantenendo 130 tonnellate di acqua pesante e più di 300 kg di uranio arricchito. Inoltre, Teheran aveva minacciato che, nel caso in cui non avesse ottenuto quanto richiesto, era pronta ad avviare la terza fase della diminuzione dei propri obblighi.

Il 31 luglio scorso, anche il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva dichiarato che il proprio Paese era pronto a ridurre nuovamente gli obblighi relativi all’accordo sul nucleare, a meno che l’Europa non l’avesse protetto dalle sanzioni statunitensi con mosse pratiche.

Secondo il direttore del gruppo di crisi iraniano, Ali Vaez, l’iniziativa francese è l’ultima ancora di salvataggio per un recupero. Tuttavia, avrà successo se all’Iran verrà concesso una maggiore esportazione di petrolio, consentendo la ripresa economica e una nuova apertura a negoziati.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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