Egitto ed Etiopia: fermi i colloqui sulla diga GERD

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 13:09 in Egitto Etiopia

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Fonti diplomatiche egiziane hanno riferito al quotidiano Al-Arabi Al-Jadeed di aver notato uno stato di apatia tra il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ed il premier etiope, Abe Ahmed. Ciò non ha permesso alle due parti di tenere un incontro a margine della settima conferenza internazionale sullo sviluppo dell’Africa (TICAD7), svoltasi in Giappone, a Yokohama, tra il 28 ed il 30 agosto.

L’incontro ha visto la partecipazione di Al Sisi e Abe Ahmed accanto al primo ministro giapponese, Shinzo Abe, diversi leader africani, imprenditori giapponesi e investitori. Tuttavia, tra Etiopia ed Egitto, diversamente da quanto previsto, non vi è stato alcun colloquio. In seguito alla conferenza, Al-Sisi ha lasciato Yokohama per dirigersi verso il Kuwait, nell’ambito di una visita di Stato con l’emiro del Paese mediorientale, mentre Ahmed si è recato nei territori palestinesi occupati. Si tratta della prima visita da parte etiope da quando il premier si è assunto l’impegno di incontrare funzionari israeliani.

Secondo quanto riferito dalle fonti egiziane, prima della conferenza in Giappone, i ministri degli Esteri di Egitto ed Etiopia si erano detti speranzosi circa un incontro tra il presidente egiziano ed il premier etiope, volto a facilitare le procedure del progetto della diga nota come Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano. A tal proposito, Al-Sisi aveva altresì invitato Etiopia e Sudan a tenere un incontro, a metà settembre, tra i ministri degli Esteri e delle Risorse idriche dei tre Paesi. Un invito a cui, però, non è stata data ancora una risposta.

Le fonti hanno affermato che l’ultimo contatto tra Al-Sisi e Ahmed sulla diga è avvenuto nel mese di luglio scorso, attraverso le lettere del ministro degli Esteri etiope, Gedu Andargachew, in cui da parte etiope è stato chiesto di rimandare i colloqui su questo fascicolo fino alla stabilità della situazione in Sudan.

Il progetto della diga è stato avviato nel 2011 dall’Etiopia, uno dei principali attori del Corno d’Africa sul piano economico e della sicurezza, con l’obiettivo di attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Addis Abeba, tuttavia, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area.

Il problema principale resta il periodo di riempimento della diga e della successiva generazione di energia che, per l’Egitto, dovrebbe attuarsi entro 7 anni, soprattutto dopo che alcuni investitori francesi e cinesi si sono uniti al progetto. Da parte sua, il ministro etiope delle Risorse Idriche, dell’Irrigazione e dell’Energia, Seleshi Bekele Bekele, ha affermato che i lavori della diga potrebbero essere completati entro il 2023.

A complicare il quadro della gestione sulla GERD, i due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, risalenti al 1929 e al 1959 attribuiscono all’Egitto una percentuale maggiore, e, pertanto, vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, Il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi sostengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi.

Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area, nonché il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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