Brexit: Johnson perde la maggioranza, l’opposizione tenta di impedire l’uscita senza un accordo

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 20:12 in Europa UK

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Un deputato conservatore del Regno Unito, Phillip Lee, ha deciso di passare all’opposizione, facendo cadere la maggioranza parlamentare del partito di governo guidato dal premier inglese, Boris Johnson.

È quanto accaduto, martedì 3 settembre, in occasione del discorso del premier alla Camera dei Comuni, interamente incentrato sulle sfide poste dalla Brexit. Nel motivare la sua scelta, Lee ha reso noto di essere passato all’opposizione in quanto il governo “sta procedendo nell’affrontare la questione senza scrupoli, mettendo a repentaglio le vite e i mezzi di sussistenza” dei cittadini inglesi.

In merito al suo ormai ex partito, Lee ha altresì dichiarato che le divisioni sulla Brexit “hanno tristemente trasformato un partito che un tempo era grandioso in un qualcosa di simile a un fazione in cui il grado di conservatorismo è misurato in base a quanto sconsideratamente si intende lasciare l’Unione Europea”.

Nel corso del suo discorso alla Camera, Johnson ha aggiornato i parlamentari in merito agli ultimi sviluppi del processo di dialogo con Bruxelles, nel tentativo di evitare l’approvazione da parte dell’opposizione della legge che impedirebbe l’uscita dall’Unione senza aver prima raggiunto un accordo con Bruxelles, “distruggendo ogni possibilità di negoziare un nuovo patto”. L’approvazione di tale legge “obbligherebbe”, secondo Johnson, lo stesso premier “a supplicare l’Europa di concedere un’ulteriore insensata proroga”. Da parte sua, il premier inglese ha reso noto che non sarebbe disposto a fare quanto chiesto dall’opposizione, in quanto tale legge sarebbe in realtà “la resa di Jeremy Corbyn”.  

Precedentemente, il primo ministro inglese aveva reso noto di aver intenzione di andare ad elezioni anticipate, il 14 ottobre, qualora la legge dell’opposizione fosse passata. Tuttavia, interrogato su cosa effettivamente farebbe in caso di approvazione della legge che impedirebbe l’uscita dall’Unione senza aver prima raggiunto un accordo con Bruxelles, Johnson ha dichiarato di avere intenzione di “rispettare la Costituzione e obbedire alla legge”. Da parte sua, il leader dell’opposizione, Corbyn, aveva reso noto di “essere assolutamente pronto a combattere, qualora si dovesse andare ad elezioni”.

Nel frattempo, il presidente della Camera inglese ha autorizzato il dibattito di emergenza in aula sulla Brexit fino alle ore 21 del 3 settembre, quando i parlamentari saranno chiamati a votare sulla legge in merito all’estensione della scadenza per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Secondo quanto reso noto dalla BBC, la proroga sarà chiesta almeno fino al termine del mese di gennaio 2020.

Il discorso di Johnson al parlamento inglese è il primo dalla ripresa dei lavori della Camera dopo la pausa estiva. In vista di tale occasione, il rivale del premier, Jeremy Corbyn, aveva dichiarato, lunedì 2 settembre, che avrebbe fatto tutto il possibile per evitare che la Gran Bretagna finisca nell’incubo di una Brexit senza accordo, soprattutto dopo che Johnson aveva rivelato che, dopo pochi giorni dalla ripresa dei lavori, le attività delle Camere verranno sospese per circa un mese, prima del ritorno in aula per il discorso della regina e la presentazione del programma di governo. 

In questo momento, Londra si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, entro il 31 ottobre, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare l’uscita del Regno Unito. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. 

A tale riguardo, il premier inglese ha informato il Parlamento di aver programmato per il prossimo lunedì 9 settembre un incontro con il suo omologo irlandese, Leo Varadkar, al fine di individuare una alternativa valida alla frontiera irlandese.

Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. I legislatori inglesi hanno finora respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra l’esecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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