Argentina: chiesa e sindacati chiedono a Macri aiuti ai più poveri

Pubblicato il 3 settembre 2019 alle 6:30 in America Latina Argentina

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La crisi argentina si fa sentire con forza nei quartieri più poveri alla periferia di Buenos Aires tanto che la Chiesa cattolica, attiva nell’assistenza sociale in queste zone, ha tracciato un panorama sociale “molto pericoloso” e ha chiesto ufficialmente al governo di Mauricio Macri di dichiarare l’emergenza alimentare e nutrizionale. Il documento della Commissione pastorale sociale ha avvisato il presidente che lo Stato dovrebbe distribuire pasti gratuiti alle famiglie con bambini piccoli e aumentare al più presto il budget della “rete di cucine”, lo spazio in cui i più vulnerabili alla crisi economica chiedono aiuto alimentare.

“Dato l’aumento indiscriminato del prezzo del cibo nel paniere di base, siamo in una situazione di emergenza alimentare e nutrizionale” – ha avvertito la Chiesa. Nelle scorse settimane, durante un incontro con la Commissione episcopale, Macri aveva chiesto ai vescovi di aiutarlo a raggiungere la “coesione sociale”.

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, la povertà è cresciuta del 32% nell’ultima metà del 2018. Da allora, l’inflazione è aumentata di oltre il 20% e la disoccupazione ha superato la soglia dei 10 punti. La situazione è peggiorata dopo la sconfitta di Macri nelle primarie dell’11 agosto. Il giorno dopo le elezioni, il peso argentino è passato da 46 unità per dollaro a oltre 60 e i supermercati hanno ricevuto nuovi listini con aumenti fino al 15%. L’ Università Cattolica, che effettua un monitoraggio statistico dettagliato della povertà, aveva già avvertito a luglio che il numero di poveri argentini era passato dal 32% al 35% della popolazione. Si prevede che la cifra continui ad aumentare con la crisi iniziata 20 giorni fa.

Il governo argentino ha annunciato la scorsa settimana un piano di ristrutturazione del debito con il FMI e i detentori privati di titoli di stato per oltre 100 miliardi di dollari, ulteriore prova della gravità della situazione. La prima risposta del governo all’escalation della crisi è stata una riduzione delle tasse a sostegno dei salari e della distribuzione degli aiuti ai più poveri. Tuttavia diversi movimenti sociali sono scesi in piazza per denunciare che l’aiuto era insufficiente. La dimensione di una manifestazione di mercoledì 28 agosto ha rotto una tregua non scritta per il periodo elettorale tra i gruppi più combattivi e la Casa Rosada, tanto che candidato a vicepresidente di Macri, il peronista Miguel Ángel Pichetto ha detto che il governo si è indebitato per finanziare aiuti a “picchettatori” che ora protestano per le strade.

La Confederazione generale del lavoro (CGT), che riunisce i più potenti sindacati peronisti, ha praticato un silenzio studiato fin dall’inizio della crisi, ormai convinti che a ottobre Alberto Fernández, il loro candidato, conquisterà la presidenza. I leader sindacali più tradizionali non si identificano con i gruppi che stanno protestando contro il governo e ieri hanno partecipato a un tavolo per aggiornare il valore del salario minimo. Il governo ha proposto di aumentarlo del 30%, a 16.000 pesos (235 euro). La CGT richiede che raggiunga i 30.000 pesos (455 euro), il valore che, secondo le statistiche ufficiali, ha il paniere di base totale e che determina il livello minimo per evitare la povertà.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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