Yemen, il conflitto del Sud: i secessionisti riconquistano Azzan, ma poi la riperdono

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 11:22 in Medio Oriente Yemen

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Fonti locali hanno riferito che le forze del Consiglio di transizione meridionale sono entrate, all’alba di lunedì 2 settembre, nella provincia di Shabwa, nel Sud-Est dello Yemen, e hanno preso il controllo della città di Azzan, la seconda città più grande dell’area, dopo il capoluogo provinciale Ataq. Dopo poche ore, però, il governo legittimo è riuscito a riconquistarla.

La notizia è giunta dal Ministero dell’Informazione yemenita, che ha confermato di aver ripristinato il proprio controllo. Inoltre, alcune fonti hanno altresì dichiarato che violenti scontri, tra le forze secessioniste e l’esercito affiliato al governo legittimo, continuano nella città di Al-Rawda, nello Yemen orientale. Nel frattempo, nella città di Aden, le forze della cintura di sicurezza, affiliate al Consiglio di transizione meridionale, continuano a condurre raid, irruzioni nelle abitazioni e arresti contro i propri avversari, ovvero le forze governative.

In particolare, fonti locali hanno rivelato che le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella casa di un giornalista yemenita, Mohammed Ali Said al-Maisari, situata nell’Ovest di Aden, e lo hanno rapito, portandolo verso una destinazione sconosciuta. Durante tale operazione, le forze secessioniste hanno aperto il fuoco, causando la morte di un familiare del giornalista. Inoltre, nel corso un un’ulteriore irruzione, un bambino di 10 anni è morto a seguito degli spari.

Tale scenario è il risultato di una prima vittoria ad Aden, del 28 agosto scorso, ma, successivamente, le forze governative yemenite si sono ritirate da lacune aree e si sono verificati scontri continui tra i separatisti del Sud e le forze presidenziali. Questi hanno portato le forze del Consiglio di transizione meridionale a riprendere il controllo di numerose zone. Dall’altro lato, il governo yemenita, con a capo il presidente Rabbu Mansour Hadi, ha esortato gli Emirati Arabi Uniti a porre fine al proprio intervento militare a favore delle forze secessioniste. Tale invito è giunto in seguito ad attacchi aerei perpetrati, il 28 agosto, da Abu Dhabi, che hanno causato la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili. 

Circa la provincia di Shabwa, questa era stata inizialmente conquistata il 26 agosto dalle forze governative yemenite. In particolare, secondo fonti locali, era avvenuto un vero e proprio passaggio di consegna tra i gruppi secessionisti della Shabwani Elite, ovvero un’unità militare locale sostenuta dagli Emirati, e le forze del governo yemenita centrale, con la supervisione di forze saudite ed emiratine. In quella stessa data, l’esercito era riuscito a prendere il controllo di siti e giacimenti petroliferi della provincia, oltre alla base militare di Azzan e altri distretti situati nell’Est.

Il 31 agosto, il governo yemenita ha tenuto una riunione straordinaria presieduta dal primo ministro, Moin Abdul Malik, in cui sono stati presi in esame gli ultimi sviluppi verificatisi ad Aden e le misure che il governo legittimo, appoggiato dalla coalizione a guida saudita, deve adottare. Inoltre, è stata evidenziata la necessità di far prevalere la ragione ed il dialogo, sotto l’egida della legittimità.

Dopo circa tre settimane di violenti scontri e occupazione, la conquista di Aden del 28 agosto aveva rappresentato un passo significativo per il governo legittimo yemenita. I violenti tumulti, che rischiano di trasformarsi in un secondo conflitto civile in Yemen, sono nati proprio ad Aden, il 7 agosto scorso. Gli scontri delle ultime settimane hanno visto confrontarsi le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, coadiuvati dalle forze della cintura di sicurezza, sostenute, a loro volta, dagli Emirati Arabi Uniti. Le forze secessioniste sono rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale.

Prima di Aden, il 27 agosto, l’esercito del governo legittimo era riuscito ad entrare ad Abyan, governatorato situato nel Sud dello Yemen, a circa 100 km a Est di Aden. Non da ultimo, i separatisti avevano altresì accolto l’invito della coalizione saudita- emiratina al dialogo, mostrandosi aperti a collaborare con l’Arabia Saudita, e rinnovando il proprio impegno nel contrastare il progetto iraniano nella regione, rappresentato dalle milizie Houthi.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

 

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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