Yemen: attacco alla prigione, 100 i morti, l’Onu condanna

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 9:17 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Funzionari delle Nazioni Unite hanno condannato il bombardamento, della sera del 31 agosto, contro una prigione situata a Dhamar, nell’Ovest dello Yemen, ad opera della coalizione a guida saudita. Secondo gli ultimi dati, il bilancio è di almeno 100 vittime.

Tale attacco era stato annunciato il 1° settembre dalla coalizione stessa, affermando di aver preso di mira un deposito di armi appartenente ai ribelli sciiti Houthi. La tv del gruppo dei ribelli, Al-Masirah, nel divulgare la notizia, ha, però, affermato che si trattava di una prigione dove si trovavano gli stessi Houthi. L’attacco aereo ha provocato decine di morti, almeno 40 corpi sono stati rinvenuti inizialmente senza vita sotto le macerie. Il presidente del comitato nazionale dedito agli affari penitenziari del gruppo Houthi, Abdul Qader al-Mortada, ha affermato che nel centro di detenzione si trovavano 170 prigionieri. I residenti locali hanno spiegato che sono stati 6 i raid aerei diretti contro la città.

Da parte sua, la Croce Rossa ha confutato l’affermazione della coalizione, secondo cui l’obiettivo era un deposito di armi. L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha condannato l’offensiva, precisando che l’attacco ha provocato la morte di circa 100 prigionieri, tra cui anche filo-governativi. Anche il capo della delegazione della Croce Rossa in Yemen, Franz Rauchenstein, ha confermato tale numero. A questi si aggiungono numerosi feriti, ma il bilancio è destinato a salire. Per Griffiths, si è trattato di una tragedia che ha reso evidente come le perdite umane subite in Yemen siano diventate inaccettabili e che, pertanto, è necessario agire per fermarle.

In particolare, l’inviato Onu ha invitato la coalizione a guida saudita ad avviare indagini sull’accaduto di Dhamar, evidenziando che l’unico modo per porre fine a morti e sofferenze è porre fine al conflitto. Anche il coordinatore dell’Onu per gli Affari umanitari in Yemen, Lise Grande, ha evidenziato il proprio stato di shock di fronte al gran numero di vittime. Per la Croce Rossa, i prigionieri erano sotto la protezione del diritto internazionale e un simile attacco è sconcertante.

Da parte sua, il portavoce della coalizione saudita-emiratina, Turki Al-Maliki, ha dichiarato che l’attentato ha colpito un obiettivo legittimo e che la coalizione ha preso misure per neutralizzare i civili durante l’operazione. Maliki ha altresì affermato che l’edificio attaccato non è stato registrato dalle Nazioni Unite nell’elenco dei siti vietati, accusando gli Houthi di aver cercato di nascondere la verità del sito, sostenendo che fosse una prigione segreta.

In precedenza, l’esercito yemenita aveva annunciato, la sera del 29 agosto, di aver intrapreso operazioni militari, con il sostegno della coalizione a guida saudita, verso il distretto di Kitaf, nell’Est del governatorato di Saada, ovvero la roccaforte principale delle milizie Houthi, situata nell’estremo Nord dello Yemen.

Nella sera del 28 agosto i ribelli sciiti avevano, invece, agito su di un altro fronte, quello contro l’Arabia Saudita, attaccando l’aeroporto di Abha, situato nel Sud del Paese, dove hanno preso di mira il centro operativo militare e le postazioni degli aerei da guerra. L’ultimo attacco contro l’aeroporto risale al 2 luglio scorso, sebbene, anche il 25 agosto, diversi droni diretti contro le torri di controllo di Abha siano stati intercettati dalle forze saudite.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.