Tensione nel Golfo: la Gran Bretagna intende dispiegare droni sullo Stretto di Hormuz

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 16:10 in Iran UK

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La Gran Bretagna sta considerando di inviare nel Golfo, dove continuano le tensioni con l’Iran, droni inglesi che permettano di garantire la sicurezza delle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz anche per via aerea. La notizia è stata diffusa da Sky News nella mattinata di lunedì 2 settembre, specificando che i velivoli senza pilota andrebbero ad aggiungersi alle navi da guerra britanniche che sorvegliano la regione via mare.

La Royal Air Force della Gran Bretagna (RAF) possiede già un gran numero di droni Reaper, situati in una base del Kuwait, che sorvolano i territori di Siria ed Iraq. Questi potrebbero essere riprogrammati se la decisione di inviare droni sullo Stretto di Hormuz dovesse essere effettivamente approvata. Gli Stati Uniti già possiedono velivoli di sorveglianza che operano sulla zona del Golfo e l’Australia, dal canto suo, sta inviando un aereo per il pattugliamento navale di tipo P8. Tali attrezzature militari fanno parte di un contingente che Washington mira a predisporre nell’ambito di una coalizione internazionale volta a garantire la sicurezza navale nella regione. La missione sarebbe appoggiata anche da Israele, che ritiene la coalizione uno strumento efficace per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica.

Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” e che, pertanto, l’Iran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità. Secondo Zarif, il Golfo Persico è “un’arteria vitale” e una priorità per Teheran, che ha sempre salvaguardato la propria sicurezza marittima.

Il 6 agosto, il Regno Unito ha annunciato la sua partecipazione alla missione di sicurezza marittima degli Stati Uniti per proteggere le rotte di navigazione nel Golfo. A seguito dell’aumento delle tensioni nello Stretto di Hormuz e del sequestro di una nave inglese da parte di Teheran, la Gran Bretagna chiedeva una missione navale a guida europea. Tuttavia, poco dopo il suo insediamento al governo di Londra, il premier inglese Boris Johnson ha deciso di aderire alla “missione internazionale di sicurezza marittima” guidata dagli Stati Uniti. 

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha accolto con favore la decisione britannica. “Questa è una sfida internazionale e non vediamo l’ora l’opportunità di lavorare insieme con la Royal Navy e con altri partner e alleati che condividono l’obiettivo comune di garantire il libero flusso del commercio”, ha dichiarato il comandante, Rebecca Rebarich, portavoce del Pentagono. Il traffico di navi cisterna attraverso lo Stretto, dal quale passa un quinto del petrolio mondiale, è diventato il fulcro di una contrapposizione tra Iran e Stati Uniti, ma tocca particolarmente anche Londra. 

La nave da guerra inglese HMS Duncan, la più moderna della Marina militare britannica, è entrata, lunedì 29 luglio, nelle acque del Golfo Persico per “garantire la sicurezza della navigazione”. Il cacciatorpediniere è stato inviato per scortare, attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, le imbarcazioni battenti bandiera del Regno Unito.

La mossa risponde al sequestro della petroliera britannica Stena Impero e di tutto il suo equipaggio, avvenuto venerdì 19 luglio per mano dell’Iran, e ad altri episodi di tensione navale tra Stati Uniti, Iran e Gran Bretagna, verificatisi di recente nella regione. Lunedì 22 luglio, Londra aveva ordinato il rilascio immediato della sua petroliera e dell’equipaggio, definendo il sequestro, avvenuto nei pressi dello Stretto di Hormuz, un atto illegale. Il cacciatorpediniere Duncan si unisce alla fregata HMS Montrose, che dovrebbe essere sottoposta a controlli di manutenzione in Bahrein verso fine agosto. La Montrose ha già da sola scortato circa 35 navi mercantili durante 20 tratte separate, secondo quanto riferito dalla Marina Reale. Le navi battenti bandiera inglese dovranno quindi avvisare le autorità ogniqualvolta intendano attraversare lo Stretto di Hormuz.

La disputa tra Iran e Regno Unito sarebbe iniziata il 4 luglio scorso, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro, l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Il ripristino della libertà di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale, situato tra l’Oman e l’Iran.

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Chiara Gentili

di Redazione

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