Siria: interrotta la tregua a Idlib, si prevedono migliaia di rifugiati anche in Europa

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 17:32 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano e le fazioni dei ribelli hanno condotto una serie di attacchi missilistici nell’area rurale di Idlib, lunedì 2 settembre. Ciò rappresenta una violazione dell’accordo di cessate il fuoco, che ha avuto inizio il 31 agosto scorso.

In particolare, i missili hanno preso di mira le aree di Al-Tamanah, Hesh, Hass, Kafr Janneh, Ma’aret Hurmah, nel distretto di Maarrat al-Nu’man, nell’area meridionale rurale di Idlib. Secondo quanto affermato, vi sono state decine di missili e mezzi di artiglieria, ad opera delle forze del regime contro l’area di de-escalation, oltre all’area rurale di Latakia e l’area Nord- occidentale di Hama.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra.

Sebbene nei primi tre mesi, dalla fine di aprile, i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Uno degli scontri più violenti delle ultime settimane si è verificato il 25 agosto, a Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, tra le forze del regime siriano e quelle dei ribelli. Il bilancio delle vittime, per entrambe le fazioni, è stato di almeno 60 morti, tra cui civili. Dal 21 agosto, l’esercito del regime siriano, sostenuto da aerei da guerra e milizie russe, ha preso il controllo di tale città e ha invaso l’area rurale a Sud.

Come riportato da Al-Jazeera, citando il quotidiano turco Yeni Şafak, noto per il supporto del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ciò che sta accadendo a Idlib fa presagire una nuova crisi umanitaria, che potrebbe sfociare in una seconda ondata di asilo per almeno un milione di persone. Tuttavia, in tal caso, i rifugiati siriani non si rivolgerebbero più soltanto alla Turchia, ma l’ondata di asilo si spingerebbe fino ai confini con l’Europa. “Se il regime, l’Iran e la Russia continueranno a bombardare, più di un milione di rifugiati siriani marceranno verso l’Europa e nessuno potrà fermarli” è quanto dichiarato anche dal capo del consiglio locale di Idlib, Ghassan Hammou.

Secondo quanto affermato, se gli attacchi continueranno, altri 600.000 rifugiati si uniranno ai rifugiati al confine con la Turchia e sarà molto difficile controllare la frontiera turca. Centinaia di migliaia di persone preferirebbero rischiare di migrare via mare o attraverso le foreste in Europa anziché morire sotto le macerie delle loro case a Idlib. Inoltre, a detta del capo del consiglio di Idlib, i migranti cercheranno anche di unirsi ai loro parenti che sono emigrati verso diversi Paesi europei. Tra questi, viene citata la Grecia, dove oltre 25 mila rifugiati soggiornano in campi profughi su un’isola greca nel Mar Egeo.

L’articolo del quotidiano turco ha criticato il silenzio dei Paesi europei di fronte agli ultimi attacchi continui contro Idlib. Hammou ha sottolineato che le parti responsabili non si preoccupano della vita dei civili nelle aree oggetto di offensive. Inoltre, Hammou ha messo in guardia dal non cadere nella trappola della sedizione, che alcuni agenti stanno cercando di seminare tra i rifugiati siriani e la Turchia, diffondendo false notizie e incitando i siriani a porsi contro lo Stato turco. Questi abusi si verificano nonostante la posizione umanitaria assunta dalla Turchia nel dossier dei rifugiati siriani, sin dallo scoppio della crisi. La tregua proposta per il 31 agosto rappresenta, secondo quanto affermato, un segno della diplomazia turca e della ricerca di pace in Siria.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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