Inviato speciale USA incontra il presidente afghano a Kabul

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 12:21 in Afghanistan USA e Canada

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L’inviato speciale degli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha incontrato il presidente afgano a Kabul per informarlo sull’andamento dei negoziati di pace con i talebani. Nelle stesse ore, gli assalti dei militanti islamici scuotono il Nord del Paese.

Il portavoce del presidente Ashraf Ghani ha confermato che l’incontro ha avuto luogo nel palazzo presidenziale della capitale, la sera del 1 settembre, poco dopo l’arrivo dell’inviato americano dal Qatar, a seguito della conclusione del 9° round di colloqui tra Washington e i talebani. La presidenza afghana ha dichiarato che avrebbe presto rilasciato dettagli sull’incontro. Khalilzad, da parte sua, ha riferito che gli Stati Uniti e i talebani sono “alla soglia di un accordo”. Tuttavia, i combattimenti tra il gruppo e le forze governative nel Nord dell’Afghanistan si sono intensificati negli ultimi giorni. Domenica 1 settembre, i talebani hanno attaccato Pul-e Khumri, la capitale della provincia di Baghlan. Tale evento si è verificato il giorno dopo che centinaia di combattenti avevano tentato di conquistare alcuni quartieri di Kunduz, una città strategica dell’omonima provincia. Lunedì 2 settembre, i media locali afgani hanno riportato che alcuni scontri sono ancora in corso nelle province di Kunduz, Takhar, Badakhshan, Balkh, Farah e Herat. L’autostrada Kabul-Baghlan e quella di Baghlan-Kunduz sono state bloccate a causa degli attacchi in tali provincie. 

I colloqui per la definizione di un’intesa che consenta all’esercito USA di lasciare l’Afghanistan erano iniziati il 3 agosto. Gli incontri si sono basati su tre richieste: che i talebani accettino la condivisione del potere con il governo afghano, il rispetto del cessate il fuoco e che i militanti non trasformino il Paese in un rifugio sicuro per i gruppi jihadisti, tra cui Al Qaeda. Khalilzad aveva dichiarato che la conclusione di un’intesa “consentirebbe un ritiro delle truppe basato su alcune condizioni”. In tale contesto, gli Stati Uniti hanno già effettuato una riduzione del personale militare USA in Afghanistan. Il numero è passato da 14.000 soldati a circa 9.000. Tale diminuzione è gradita ai talebani, che chiedono il ritiro completo di tutte le forze straniere. A seguito del ridimensionamento delle truppe americane i militanti dell’organizzazione jihadista afghana si sono impegnati ad avviare le negoziazioni di un accordo di pace con il governo, al rispetto di una tregua nelle violenze e alla rinuncia ai rapporti con Al-Qaeda. La proposta è il risultato di mesi di colloqui tra i talebani e Zalmay Khalilzad. 

Tuttavia, gli ultimi assalti arrivano pochi giorni dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, aveva dichiarato che alcune truppe USA rimarranno comunque in Afganistan. L’annuncio, rilasciato il 29 agosto, smentisce quanto reso noto precedentemente, ovvero che i due Paesi erano vicini a siglare un accordo e che Washington avrebbe ritirato totalmente le truppe in missione in Afghanistan, entro 14 o 24 mesi. La decisione giunge, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington. Al contrario, i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità. Come evidenziato dal presidente, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia del centenario dall’Indipendenza del Paese dal Regno Unito, che si è tenuta il 19 agosto scorso, al momento l’Afganistan si trova a dover affrontare due principali minacce. La prima vede come protagonisti i militanti dell’ISIS, mentre la seconda i talebani. Questi ultimi si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, dalla fine di una guerra civile tra diversi gruppi locali, nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per riprendere il controllo del governo.     

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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