Inizia la prima esercitazione militare marittima congiunta USA-ASEAN

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 9:55 in Asia USA e Canada

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Lunedì 2 settembre ha inizio la prima esercitazione marittima congiunta tra gli Stati Uniti e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico, nota come ASEAN. Otto navi da guerra, 4 aerei e più di un migliaio di soldati statunitensi e asiatici parteciperanno a tale evento. 

Tutti e dieci i Paesi membri dell’ASEAN prenderanno parte all’esercitazione: Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos e Cambogia. L’esercitazione, nota col nome di “Asean-US Maritime Exercise” (AUMX), durerà 5 giorni e ha inizio nella base navale di Sattahip, in Thailandia, ma terminerà a Singapore. Co-condotti dalle marine statunitensi e della Royal Thai, gli esercizi si estenderanno in “acque internazionali nel Sud-Est asiatico, compreso il Golfo della Thailandia e il Mar Cinese Meridionale” prima di concludersi a Singapore, secondo una dichiarazione dell’ambasciata statunitense a Bangkok. “L’AUMX è pensata per garantire una maggiore sicurezza marittima, la forza dei nostri legami e la solidità della nostra convinzione per un mare Indo-Pacifico libero e aperto”, ha affermato il contrammiraglio Joey Tynch, che sovrintende la Cooperazione di Sicurezza della Marina USA nel Sud-Est asiatico. 

Tale esercitazione rischia di allarmare Pechino, che non vede di buon occhio la presenza statunitense nel Mar Cinese Meridionale. In tale contesto, le forze armate americane avevano dichiarato  che un cacciatorpediniere USA era giunto nelle acque della regione, mercoledì 28 agosto. La nave inviata in missione, la Wayne E. Meyer, è un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, che ha raggiunto l’area, a circa 12 miglia dalle isole cinesi di Fiery Cross e di Mischief, nell’arcipelago Spratly, “al fine sia di sfidare le eccessive rivendicazioni marittime, sia di tutelare l’accesso alle rotte come sancito dal diritto internazionale”. 

L’invio della nave da guerra americana giungeva in seguito alle ultime dichiarazioni rilasciate dalla Cina lo scorso 27 agosto, quando Pechino aveva accusato gli Stati Uniti di avanzare critiche infondate e di aver “ingigantito intenzionalmente con malignità” la questione del Mar Cinese Meridionale. Da parte sua, la Cina aveva risposto alle accuse del Pentagono, secondo cui, a seguito dell’estensione delle attività di una nave cinese nelle acque rivendicate dal Vietnam, Pechino si stava “nuovamente intromettendo con la forza nelle attività relative al settore degli idrocarburi che il Vietnam porta avanti da tempo nel Mar Cinese Meridionale”. 

Il Mar Cinese Meridionale è un’area contesa tra gli Stati del Sud-Est asiatico. Cina e Taiwan la rivendicano in toto, mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei solo parzialmente. Le rotte del Mar Cinese Meridionale generano scambi commerciali dal valore di circa 5.000 miliardi di dollari all’anno e sono ricche di giacimenti minerari. Se Pechino continua a ribadire la sua sovranità sulle acque per motivazioni storiche, Washington presidia la zona per garantire la libertà di navigazione e difendere i propri interessi commerciali. In tale contesto, la Cina ammonisce spesso gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono nell’area, e a sua volta viene accusata di dispiegare navi da guerra, armare avamposti e speronare le navi da pesca.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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