Bangladesh: ISIS rivendica attentato

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 13:10 in Asia Bangladesh

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Due ufficiali del corpo di polizia del Bangladesh sono rimasti feriti a seguito dell’esplosione di un ordigno a Dacca. L’attentato è stato rivendicato dall’ISIS.

A renderlo noto è il capo della polizia della Città Metropolitana di Dacca, Asaduzzaman Mia, il quale, in base a quanto riportato da Al Arabiya English, domenica 1 settembre, ha rivelato che l’attentato è avvenuto lo scorso sabato sera, quando la vettura con a bordo il ministro per le Politiche Agricole e il Governo Locale, Tazul Islam, stava attraversando il quartiere di Dhanmondi, una delle aree più caotiche della capitale del Banghladesh. L’esplosione ha provocato danni fisici a uno degli agenti della scorta del ministro e a un ufficiale della polizia municipale. Secondo quanto rivelato da Mia, il ministro non ha riportato danni o ferite.

Poche ore dopo, l’ISIS ha rilasciato una dichiarazione tramite il sito di un suo affiliato, il quale ha riportato che i due agenti della polizia sono stati gravemente feriti quanto “un distaccamento dei soldati del Califfato” ha detonato un ordigno esplosivo a Dacca.

Secondo quanto ricostruito da Al Arabiya English, in passato l’ISIS ha rivendicato simili attentati contro le forze di polizia. Da parte sua, però, il governo del Bangladesh non ha finora reso noti gli sviluppi delle sue indagini.

Il Bangladesh è diventato una democrazia nel 1990, dopo 15 anni di dittatura militare. Nonostante il 90% della popolazione bangladese sia musulmana moderata e tollerante, nel corso degli ultimi anni, il Paese ha registrato una crescita dell’estremismo islamico. Secondo quanto ricostruito dal Country Report on Terrorism del 2018 del Dipartimento di Stato americano, dal 2015 al 2017 lo Stato Islamico ha rivendicato circa 40 attentati in Bangladesh. Dopo che nel 2017 l’ISIS ha rivendicato 3 attentati, tutti nel mese di marzo, il governo di Dacca ha adottato politiche molto dure finalizzate al contrasto al terrorismo. Ciò ha consentito al Paese di sventare decine di attacchi di matrice jihadista e di arrestare numerosi sospettati estremisti. Ciò nonostante, il Bangladesh continua a negare la presenza di forze islamiste internazionali all’interno dei propri confini, attribuendo la responsabilità degli attentati al gruppo locale Jamaat-ul-Mujahideen.

Al fine di contrastare la radicalizzazione islamica, nell’aprile 2018 il Bangladesh aveva avviato la costruzione di 560 moschee modello e centri culturali da utilizzare per predicare contro “la filosofia islamica distorta” di gruppi quali il principale partito di opposizione del Bangladesh, Jamaat-e-Islami, e il gruppo dei Fratelli Musulmani dell’Egitto. Agli imam, inoltre, il compito di pronunciare sermoni in grado di ispirare i fedeli contro l’estremismo.

Tale programma rientra nelle numerose iniziative del governo di Dacca finalizzate a contrastare l’estremismo violento nel paese asiatico. Nello specifico, il Ministero degli Affari Religiosi e il National Committee on Militancy, Resistance and Prevention collabora con gli imam locali e gli esperti religiosi per diffondere una campagna nazionale antiterrorismo. La polizia, inolte, lavora a stretto contatto con i leader religiosi, aiutandoli a contrastare la propaganda islamista con contro messaggi appropriati. Infine, le forze dell’ordine collaborano anche con le università per identificare casi di radicalizzazione tra gli studenti in maniera veloce ed efficace.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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