Afghanistan: secondo attacco in due giorni nel Nord del Paese

Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 9:30 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno attaccato la città di Pul-e-Khumri, nella provincia settentrionale di Baghlan, domenica 1 settembre. Gli scontri, nella periferia della città, sono continuati per tutta la giornata. 

L’attacco è iniziato all’una del mattino, ora locale. Un reporter di TOLO News, presente in loco, ha dichiarato che “alcune persone vicine ai combattimenti stanno lasciando le proprie case e c’è molto traffico in queste aree”. L’attacco è iniziato nei quartieri di Band-e-Do e Dewar-e-Madan, che sono vicini al centro della città. L’assalto arriva il giorno dopo un’altra offensiva talebana che aveva causato la morte di 25 persone tra civili e forze di sicurezza, la mattina del 31 agosto a Kunduz, nel Nord-Est del Paese. Anche in questo caso, i talebani avevano lanciato l’attacco alle prime ore dell’alba, nel tentativo di conquistare la città, in posizione strategica. L’offensiva ha costretto le truppe governative a chiedere rapidamente rinforzi per evitare che i ribelli prendessero il controllo della città, e a invocare l’intervento in loco del generale Scott Miller, importante comandante statunitense e NATO operante nel Paese.

Almeno 5 civili sono rimasti uccisi nelle battaglie recenti, e altri 80 feriti e ospedalizzati, secondo Ehsanullah Fazli, presidente del dipartimento della Salute Pubblica della città di Kunduz. In questi contesto, l’elettricità e le linee telefoniche sono state fuori servizio, rendendo difficile lanciare l’allarme. I funzionari governativi di Kunduz e di Kabul hanno affermato che i talebani stavano cercando un rifugio all’interno delle abitazioni dei locali, e alcuni combattenti si erano recati nell’ospedale del luogo. Il Ministero dell’Interno ha comunicato che almeno 36 talebani sono stati uccisi sul campo e nelle operazioni via cielo in 3 aree di Kunduz, e che tali misure sono ancora in atto. In particolare, un raid aereo governativo sull’area di Zakhil ha causato la morte di 20 combattenti talebani, tra cui due comandanti del gruppo.

Gli assalti arrivano pochi giorni dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, aveva dichiarato che le truppe USA rimarranno in Afganistan. L’annuncio, rilasciato il 29 agosto, smentisce quanto reso noto precedentemente dai talebani, ovvero che i due Paesi erano vicini a siglare un accordo e che Washington avrebbe ritirato le truppe in missione in Afghanistan entro 14 o 24 mesi. La decisione giunge, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”.  

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità. Come evidenziato dal presidente, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia del centenario dall’Indipendenza del Paese dal Regno Unito, che si è tenuta il 19 agosto scorso, al momento l’Afganistan si trova a dover affrontare due principali minacce. La prima vede come protagonisti i militanti dell’ISIS, mentre la seconda i talebani. Questi ultimi si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, dalla fine di una guerra civile tra diversi gruppi locali, nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per riprendere il controllo del governo.     

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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