Israele: scontri aerei con Hezbollah sul confine libanese

Pubblicato il 1 settembre 2019 alle 19:10 in Israele Libano

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L’esercito israeliano ha reso noto, domenica 1 settembre, di aver risposto, aprendo il fuoco sul confine libanese meridionale, ad alcuni missili anticarro provenienti dall’area, lanciati da Hezbollah contro una sua base e alcuni veicoli militari.

Il gruppo libanese Hezbollah, schierato con l’Iran e da esso supportato, ha reso noto che i suoi militanti hanno distrutto un veicolo militare israeliano, uccidendo o ferendo le persone che erano all’interno dell’abitacolo. Allo stato attuale, non è ancora noto il bilancio delle vittime. Dal canto suo, l’esercito israeliano ha pubblicato un comunicato in cui informa che, nel corso della giornata, numerosi missili anticarro sono stati lanciati dal Libano, e che “alcuni bersagli colpiti sono stati confermati”. Dopo l’attacco di Hezbollah via cielo, le autorità israeliane hanno intimato ai cittadini di rimanere in casa, e l’agenzia di stampa Reuters ha confermato esplosioni e nuvole di fumo nei pressi della zona colpita.

In tale contesto, il primo ministro del Paese, Benjamin Netanyahu, ha annunciato che, dopo gli scontri transfrontalieri con Hezbollah, Israele è “pronto per qualsiasi scenario”.

Precedentemente, sempre domenica, l’esercito libanese ha diffuso un comunicato in cui avvertiva che un drone israeliano aveva gettato materiale incendiario appiccando il fuoco su una foresta di pini lungo il confine tra i due Paesi. Tale incendio “è stato causato da operazioni condotte dalle nostre unità nell’area”, hanno confermato le truppe di Israele, senza fornire ulteriori dettagli.

Il 25 agosto scorso, il Libano aveva subìto alcuni attacchi che hanno riacceso le tensioni tra Beirut e Israele. In tale giornata, un drone israeliano era precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone era esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Inoltre, il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, avevano colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa, nell’Est del Libano. Sabato 31 agosto, il leader di Hezbollah ha annunciato che i comandanti del gruppo sono pronti a rispondere agli attacchi via droni di cui accusano Israele.

Senza aver rivendicato la propria responsabilità per l’aggressione con droni del 25 agosto, l’esercito israeliano ha pubblicato quella che, a suo dire, è la prova di una massiccia campagna supportata da Teheran e volta a fornire a Hezbollah i mezzi per produrre autonomamente missili guidati ad alta precisione. Tali missili, di cui il gruppo libanese conferma il possesso, potrebbero rappresentare una minaccia per Israele in caso di futuri conflitti, controbilanciando gli equilibri regionali.

Secondo alcune “forze di opposizione”, Hezbollah mira a far scontare al suo avversario lo stesso prezzo pagato in precedenza, minacciando la vita di 2 o 3 israeliani. Tuttavia, a detta delle fonti, lo scopo della dichiarazione del movimento sciita armato sarebbe quello di spingere il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a desistere dal candidarsi alle prossime elezioni. A tal proposito, il primo ministro potrebbe essere ritenuto responsabile di aver riacceso un conflitto dormiente dal 2006, ed essere portato davanti alla giustizia.

Il quadro di tensioni riaccesesi negli ultimi giorni annovera inoltre l’accaduto del 28 agosto, quando l’esercito libanese ha affermato di aver sparato contro 3 droni israeliani, provenienti dai territori palestinesi occupati, mentre sorvolavano i cieli del Sud del Libano, senza causare alcun danno.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga un mese, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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