Corea del Nord: trattative con USA più difficili dopo commenti di Pompeo

Pubblicato il 31 agosto 2019 alle 9:17 in Corea del Nord USA e Canada

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Un recente commento del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, riguardo il “comportamento disonesto della Corea del Nord” complicherà le trattative con gli Stati Uniti, ha fatto sapere il viceministro degli Esteri di Pyongyang.

A riportare le parole del viceministro nordcoreano Choe Son Hui, sabato 31 agosto, è stata l’agenzia di stampa KCNA. Chloe ha definito le parole di Pompeo “irragionevoli e provocatorie”, aggiungendo che il Segretario di Stato americano “è andato così in là con il linguaggio” da rendere l’apertura degli imminenti negoziati bilaterali “più difficile”.

Giovedì 29 agosto, parlando in occasione della Convenzione Nazionale della Legione Americana nello Stato di Indiana, Pompeo aveva affermato: “Riconosciamo che il comportamento disonesto della Corea del Nord non può essere ignorato”.

Il viceministro nordcoreano ha inoltre avvertito che le aspettative di Pyongyang in merito alla sessione di lavori con Washington sta “gradualmente scomparendo” e il Paese è spinto a rimettere al vaglio  tutte le opzioni. “Gli USA farebbero meglio a non mettere ulteriormente alla prova la nostra pazienza con simili commenti che ci irritano, se non intendono rimpiangerlo dopo”.

La Corea del Nord ha recentemente intensificato la verve critica nei confronti di Pompeo individualmente, definendolo una “tossina dura a morire”, e gettando dubbi sulla ripresa delle trattative con gli Stati Uniti.

Tale dichiarazione, pronunciata il 23 agosto dal ministro nord-coreano, Ri Yong Ho, giunge probabilmente in risposta alle dichiarazioni di Pompeo, secondo cui Washington manterrà sanzioni paralizzanti sulla Corea del Nord, a meno che il Paese non si denuclearizzi. “Gli USA continueranno a mantenere le sanzioni più severe di tutta la storia, e continueranno a lavorare per convincere il presidente, Kim Jong Un, e i leader nordcoreani che la cosa giusta da fare è la denuclearizzazione” ha affermato Pompeo ad inizio settimana, nel corso di un’intervista con il Washington Examiner.

In questo contesto, il principale inviato statunitense in Corea del Nord, Stephen Biegun, ha dichiarato, il 21 agosto, che Washington è pronta a riprendere la strada della diplomazia con Pyongyang, circa la questione del nucleare. La dichiarazione è giunta il giorno seguente alla fine delle esercitazioni militari regolari tra le forze armate statunitensi e sudcoreane, definite dalla Corea del Nord una prova di invasione.

La diplomazia guidata dagli Stati Uniti sulle armi nucleari della Corea del Nord è crollata dopo che il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, ha respinto la richiesta di Kim di revocare le sanzioni in cambio di un disarmo parziale, durante il loro secondo vertice svoltosi ad Hanoi, nel mese di febbraio scorso. Da allora i due Paesi non si sono più incontrati pubblicamente.

Il 30 giugno, in un incontro storico nella zona demilitarizzata tra le due Coree, i due presidenti si erano temporaneamente riappacificati e avevano deciso di riprendere i colloqui sulla denuclearizzazione. La proposta di dialogo aveva interrotto il quadro di minacce e tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord, nate dalle sanzioni imposte contro Pyongyang.

Il prossimo vertice bilaterale tra Washington e Pyongyang, il terzo tra i due Paesi, dovrebbe avvenire, presumibilmente, entro la fine del 2019. Tali incontri hanno l’obiettivo di indurre la Corea del Nord a rinunciare completamente allo sviluppo di armi nucleari, nonostante gli analisti siano sfiduciati in merito alle reali intenzioni del Paese asiatico. Secondo Pyongyang, i test missilistici sono necessari all’auto-difesa e non violano il diritto internazionale.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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