Yemen: l’esercito yemenita e la coalizione contro roccaforti Houthi

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 12:04 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita ha annunciato, la sera del 29 agosto, di aver intrapreso operazioni militari, con il sostegno della coalizione a guida saudita, verso il distretto di Kitaf, nell’Est del governatorato di Saada, ovvero la roccaforte principale delle milizie Houthi, situata nell’estremo Nord dello Yemen.

In particolare, secondo quanto riferito dal centro media del distretto, in seguito ad operazioni militari condotte da milizie “altamente addestrate”, l’esercito yemenita è riuscito a rafforzare il controllo completo su tutte le strade che portano a Wadi Al-Jbara, oltre a interrompere i collegamenti preposti al rifornimento delle milizie di ribelli sciiti Houthi.

I media hanno poi dichiarato che l’area sta ancora assistendo a scontri violenti ed intensi bombardamenti, da parte delle forze governative, in particolare nelle postazioni delle milizie sciite, situate alla periferia di Wadi Al-Jbara. Dal canto loro, i ribelli Houthi cercano di perlustrare l’area, nascondendosi tra pendii montuosi e aree agricole, nonostante le centinaia di ribelli morti e feriti, tra cui anche comandanti delle forze di Saada.

Gli sviluppi militari delle ultime 72 ore giungono in seguito all’arrivo di ingenti rinforzi militari per le forze governative nella regione, e l’ingresso di aerei da combattimento della coalizione, oltre ad Apache e lanciarazzi, diretti verso il fronte di combattimento contro le milizie avversarie, sostenute dall’Iran.

Il giorno precedente, il 28 agosto, le milizie Houthi hanno lanciato intensi bombardamenti contro i quartieri residenziali ed i complessi commerciali della città di Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen, violando la tregua della Nazioni Unite.

Hodeidah, città portuale che si affaccia sul Mar Rosso, attualmente sotto il controllo dei ribelli sciiti, rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Il 14 luglio scorso, i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si erano incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da tale porto.

L’escalation è giunta in concomitanza con l’annuncio dell’inviato delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, del 28 agosto, secondo cui il governo yemenita e gli Houthi hanno accettato la sua proposta di attuare una tregua ad Hodeidah, sulla base dell’accordo di Stoccolma.

Nella sera del 28 agosto i ribelli sciiti hanno poi agito su di un altro fronte, quello contro l’Arabia Saudita, attaccando l’aeroporto di Abha, situato nel Sud del Paese, dove hanno preso di mira il centro operativo militare e le postazioni degli aerei da guerra. L’ultimo attacco contro l’aeroporto risale al 2 luglio scorso, sebbene, anche il 25 agosto, diversi droni diretti contro le torri di controllo di Abha siano stati intercettati dalle forze saudite.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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