Yemen, il conflitto del Sud: gli ultimi sviluppi ad Aden

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 9:33 in Medio Oriente Yemen

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Dopo una grande e importante vittoria ad Aden, la capitale provvisoria dello Yemen, situata nel Sud del Paese, del 28 agosto, le forze governative yemenite si sono ritirate, chiedendo agli Emirati Arabi Uniti di porre fine al proprio intervento militare a favore delle forze secessioniste. Tuttavia, il conflitto tra i separatisti del Sud e le forze presidenziali ha assistito ad ulteriori sviluppi.

L’invito da parte del governo yemenita, con a capo il presidente Rabbu Mansour Hadi, è giunto in seguito ad attacchi aerei perpetrati da Abu Dhabi, che hanno causato la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili. Secondo fonti di Al- Jazeera, gli scontri tra le forze del governo legittimo e le forze sostenute dagli Emirati Arabi Uniti si sono trasformati in una fuga continua da Aden. Inoltre, le forze del Consiglio di transizione meridionale hanno attuato una controffensiva per riconquistare Zinjibar, la capitale del governatorato di Abyan conquistata dall’esercito di Hadi il 28 agosto. A questa, si sono uniti violenti scontri anche ad Aden, che hanno visto l’arrivo di rinforzi a sostegno delle forze del Consiglio di transizione meridionale, il quale mira a riprendere il controllo della città.

In tale quadro, venerdì 30 agosto, un attentatore suicida, alla guida di una motocicletta, ha colpito un equipaggio militare della cintura di sicurezza nel distretto di Dar Saad, nel Nord di Aden, provocando morti e feriti, tra cui 6 membri delle forze secessioniste. Tale attacco è stato rivendicato, poche ore dopo, dallo Stato Islamico. Inoltre, nella stessa giornata, 3 combattenti del Consiglio di transizione meridionale sono morti in seguito ad uno scontro a fuoco verificatosi poco dopo il bombardamento.

Per quanto riguarda Aden, attualmente, le forze governative controllano i distretti di Sheikh Othman, Dar Saad, Brega ed il palazzo presidenziale, mentre le forze del Consiglio di transizione controllano i direttorati di Crater, Al-Mansora, Tawahi e l’aeroporto della città. Le due fazioni condividono poi il controllo sui distretti di Khormaksar e Al-Mualla. Tuttavia, secondo alcune fonti, entrambe le parti si stanno mobilitando, alla periferia di Aden, per prepararsi a nuovi scontri. 

Il ministro della Difesa yemenita, Mahmoud al-Subaihi, ha affermato che, sin dalla sera del 28 agosto, gli attacchi ad opera delle forze degli Emirati, a sostegno dei secessionisti, contro le forze governative hanno raggiunto quota 10 e si sono verificati soprattutto ad Aden e Zinjibar.

A detta del presidente Hadi, Abu Dhabi sta sostenendo il Consiglio di transizione meridionale nel tentativo di dividere il Paese. Per il presidente, gli Emirati Arabi Uniti hanno approfittato delle attuali circostanze in Yemen per mettere le milizie secessioniste contro le istituzioni statali legittime, con l’obiettivo di attuare i propri piani. Pertanto, ha invitato i leader dell’Arabia Saudita ad intervenire per fermare l’attacco degli Emirati  contro forze governative e civili ad Aden e Abyan. Inoltre, il presidente yemenita ha dichiarato che le forze governative si sono ritirate dal centro di Aden, verso i confini della città, con il fine di risparmiare ai civili le conseguenze della distruzione da parte delle milizie del Consiglio di transizione, sostenute dalla copertura aerea degli Emirati.

In tale quadro, il governo yemenita legittimo ha chiesto formalmente al Consiglio di sicurezza di tenere una sessione di emergenza sugli attacchi aerei degli Emirati, evidenziando il proprio diritto a citare in giudizio Abu Dhabi per tali offensive. Inoltre, i membri del gabinetto yemenita hanno chiesto al presidente Hadi di sospendere le relazioni con gli Emirati Arabi Uniti e ritirare l’ambasciatore yemenita ad Abu Dhabi. Dal canto suo, il Consiglio di sicurezza ha espresso particolare preoccupazione per i recenti sviluppi nello Yemen meridionale, compresi i tentativi di controllare le istituzioni statali con violenza. In una dichiarazione, il Consiglio ha invitato tutte le parti a esercitare moderazione e preservare l’integrità territoriale dello Yemen.

Dall’altro lato, gli Emirati Arabi Uniti hanno riconosciuto la responsabilità degli attacchi aerei contro le forze appartenenti del governo legittimo, del 28 e 29 agosto. Abu Dhabi ha, però, affermato che si tratta di forze appartenenti a organizzazioni terroristiche e che rappresentano una minaccia per le forze della coalizione a guida saudita. Inoltre, a detta del ministero degli Esteri degli Emirati, gli attacchi aerei specifici sono stati condotti nel rispetto delle regole previste dalla Convenzione di Ginevra e dal diritto internazionale umanitario. In tale quadro, gli Emirati si riservano il diritto all’autodifesa.

Dopo circa tre settimane di violenti scontri e occupazione, la conquista di Aden del 28 agosto ha rappresentato un passo significativo per il governo legittimo yemenita. I violenti tumulti, che rischiano di trasformarsi in un secondo conflitto civile in Yemen, sono nati proprio ad Aden, il 7 agosto scorso. Gli scontri delle ultime settimane hanno visto confrontarsi le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, coadiuvati dalle forze della cintura di sicurezza, sostenute, a loro volta, dagli Emirati Arabi Uniti. Le forze secessioniste sono rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale.

Prima di Aden, il 27 agosto, l’esercito del governo legittimo era riuscito ad entrare ad Abyan, governatorato situato nel Sud dello Yemen, a circa 100 km a Est di Aden. Il 26 agosto, le forze presidenziali avevano, invece, preso il pieno controllo di tutti i distretti della provincia di Shabwa. Numerosi sono stati i membri della Shabwani Elite, ovvero un’unità militare locale sostenuta dagli Emirati, che, arrendendosi, hanno giurato fedeltà alle forze del governo. Non da ultimo, i separatisti avevano altresì accolto l’invito della coalizione saudita- emiratina al dialogo, mostrandosi aperti a collaborare con l’Arabia Saudita, e rinnovando il proprio impegno nel contrastare il progetto iraniano nella regione, rappresentato dalle milizie Houthi.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Rabbu Mansour Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1 agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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