Venezuela potrebbe schierare missili russi

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 6:10 in Russia Venezuela

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Il Venezuela potrebbe permettere l’installazione di missili russi sul suo territorio, con l’obiettivo di contrastare la politica aggressiva di Washington nei suoi confronti.

Secondo Aleksandr Sherin, vicepresidente della Commissione di Difesa della Duma di Stato, la camera bassa russa di fronte al continuo aumento delle minacce da parte degli USA contro il presidente Maduro, l’alleanza fra Venezuela e Russia si rafforza al punto che se Mosca proponesse l’installazione di suoi missili sul territorio venezuelano, “Caracas lo accetterebbe con soddisfazione”. 

La presenza di missili russi potrebbe essere vista come un importante sostegno da parte di Mosca al governo di Maduro, dopo il periodo travagliato dovuto all’autoproclamazione di Juan Guaidò come presidente del Venezuela e alle sanzioni imposte da Washington. I missili russi dovrebbero avere una funzione deterrente, e gli analisti non escludono che Mosca potrebbe contrattare il ritiro dei missili con l’impegno USA a non attaccare Caracas, come accadde nel 1962 in conseguenza della “crisi dei missili” di Cuba.

Mentre gli USA studiano la possibilità di posizionarsi militarmente in Asia, la Russia potrebbe guardare nuovamente a un posizionamento strategico nel mar dei Caraibi. Secondo Sherin si tratterebbe di una misura “molto dura, ma efficace”. 

Rispondendo a una dichiarazione del segretario USA alla Difesa, Mike Esper, sulla necessità di collocare delle basi missilistiche in Asia, Sherin aveva dichiarato che “durante tutta la loro storia, gli USA e i loro leader hanno mostrato quando con loro sia impossibile parlare il linguaggio della ragione e dell’impegno. Purtroppo gli USA conoscono solo il linguaggio della forza, la forza bruta, l’unico linguaggio che riescono a parlare”. 

L’installazione di un sistema missilistico S-400 o dei missili Bastion e Iskander in Venezuela, renderebbe la capacità di azione della Russia nei confronti della NATO assai superiore a quella attuali e “moltiplicherebbe per zero decine di sforzi e di milioni di dollari investiti nel sistema di difesa antimissile” contro la Russia – ha dichiarato il deputato alla versione latinoamericana del network Sputnik, vicino al Cremlino.

Inoltre “farebbe passare la voglia” agli Usa di interferire negli affari interni del Venezuela e di “cambiare a distanza da Washington i dirigenti del paese sudamericano” – ha concluso Sherin.

 

Mosca è il principale sostegno di Nicolás Maduro assieme alla Cina, alla Turchia e a Cuba, da quando, lo scorso 23 gennaio, Juan Guaidó, presidente dell’assemblea nazionale, si è proclamato presidente ad interim, immediatamente riconosciuto come tale dagli Stati Uniti, dal Canada e da numerosi paesi latinoamericani. Poche settimana dopo altri paesi, tra cui 24 paesi UE, hanno riconosciuto Guaidó. L’ultimo paese a riconoscere il leader dell’opposizione come capo di stato venezuelano è stato la Grecia, lo scorso 9 luglio.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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